Il Regno Unito potrebbe tornare nel mercato unico o nell’Unione europea: il primo ministro Andy Burnham ha aperto al confronto su entrambe le possibilità, a dieci anni dal referendum sulla Brexit. Gli scenari comporterebbero il ripristino della libertà di movimento delle persone. L’apertura arriva in vista del vertice europeo del 20 novembre a Bruxelles e ha provocato le critiche delle opposizioni sul controllo dell’immigrazione.
Le dichiarazioni del premier non costituiscono una proposta formale per cancellare la Brexit. Indicano però la disponibilità del governo a riconsiderare alcuni principi dei rapporti con Bruxelles dopo il referendum del 2016: nessuna decisione sulla libera circolazione è stata annunciata.
La mobilità temporanea e il confronto sui flussi
Burnham ha invitato a valutare senza pregiudizi i cambiamenti dell’ultimo decennio e le conseguenze concrete dell’uscita dall’Unione. «Credo sia necessario un dibattito basato sui fatti e su prove concrete», ha dichiarato in un’intervista.
Secondo il premier, il sistema precedente alla Brexit favoriva anche una mobilità temporanea: i giovani europei potevano trasferirsi nel Regno Unito per lavorare, studiare o fare un’esperienza all’estero, senza necessariamente stabilirvisi in modo permanente.
“Una migrazione caratterizzata da un continuo viavai è ben diversa”, ha osservato Burnham, aggiungendo: “L’equilibrio dei flussi migratori è cambiato, non è vero? Credo semplicemente che dobbiamo affrontare una discussione onesta su questi aspetti”.
Il mercato unico e una nuova adesione all’Unione
Il rientro nel mercato unico europeo consentirebbe di partecipare nuovamente a un sistema fondato sulla libera circolazione di beni, servizi, capitali e persone. Richiederebbe negoziati con Bruxelles e l’accettazione di obblighi e regole comuni.
Una nuova adesione all’Unione europea riporterebbe invece Londra nelle istituzioni comunitarie. Non sarebbe un ritorno automatico alle condizioni precedenti alla Brexit: occorrerebbe un nuovo processo di adesione, subordinato al consenso degli Stati membri.
Burnham ha fissato due limiti: “Non credo che potrei mai raccomandare nulla che comporti l’adozione dell’euro o l’ingresso nell’area Schengen”. La partecipazione al mercato unico non coincide necessariamente con queste scelte. Il confronto potrebbe dunque riguardare un’integrazione economica senza un ritorno completo nelle istituzioni europee.
Le critiche delle opposizioni e il vertice di Bruxelles
La leader conservatrice Kemi Badenoch ha contestato le implicazioni dell’apertura, sostenendo che il primo ministro «non ha riflettuto a sufficienza sulla questione». Robert Jenrick, esponente di Reform UK, ha definito «folle» l’ipotesi di ripristinare la libertà di movimento.
Il controllo dei confini e l’autonomia nelle politiche migratorie erano stati due pilastri della campagna per l’uscita dall’Unione. Nel 2016, i sostenitori della Brexit avevano indicato nella possibilità dei cittadini europei di trasferirsi liberamente nel Regno Unito una delle principali ragioni per lasciare l’Unione. La riapertura del confronto rimette quindi in discussione una scelta centrale della Brexit, ancora divisiva nella politica britannica.
Un eventuale accordo richiederebbe di chiarire gli obblighi accettabili per Londra e le condizioni poste da Bruxelles. L’incontro potrebbe offrire una prima verifica dei margini per una collaborazione più stretta.
Burnham dovrebbe presentare alcune opzioni per rilanciare le relazioni tra Regno Unito e Unione europea al vertice del 20 novembre a Bruxelles.
