Le persone accompagnate e trattenute negli uffici di polizia dopo le manifestazioni di sabato 24 ottobre in numerose città italiane sono state 371, di cui 110 minorenni, secondo i dati del Dipartimento della Pubblica Sicurezza. Il presidente dell’Unione Camere Penali Italiane, Francesco Petrelli, ha criticato domenica 25 ottobre la risposta delle autorità ai cortei e ai disordini, soffermandosi sui fermi preventivi e sulle perquisizioni che hanno coinvolto anche i minorenni.
Le mobilitazioni erano state organizzate contro il carovita, il riarmo e le politiche del governo e il bilancio nazionale delle operazioni comprende 9 arresti, 87 denunce e 4.292 persone identificate, oltre alle persone accompagnate negli uffici di pubblica sicurezza. Gran parte delle manifestazioni si è svolta pacificamente, nonostante gli episodi di violenza registrati in diverse piazze.
Decreto sicurezza, pene più severe e fermi preventivi anche per i minorenni
Le critiche di Petrelli arrivano a pochi giorni dall’entrata in vigore del nuovo decreto sicurezza del 22 ottobre, che introduce ulteriori restrizioni e inasprisce le pene per alcuni reati commessi durante le manifestazioni. Tra le novità c’è il reato di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche, che prevede da due a cinque anni di reclusione e multe da 10mila a 20mila euro per chi utilizza o lancia oggetti. Per chi organizza, promuove o istiga queste condotte, anche attraverso i social, la pena arriva fino a 12 anni di carcere. Il reato di tortura da parte di un pubblico ufficiale è punito con la stessa pesantezza.
Già con il decreto sicurezza di febbraio è stata introdotta la possibilità di trattenere preventivamente una persona negli uffici di polizia fino a 12 ore, anche in assenza di un reato commesso. Con il decreto di ottobre questa misura può essere applicata anche ai minorenni.
Le critiche di Petrelli ai fermi preventivi: “Contro i principi costituzionali”
“Non vi è dubbio che ci sia la volontà di innalzare il livello della risposta repressiva delle manifestazioni”, ha dichiarato il presidente dei penalisti, che ha espresso preoccupazione per l’inasprimento delle misure repressive
Le obiezioni non riguardano dunque soltanto i fermi preventivi. “Francamente, non credo che sia la strada giusta da seguire sia sotto il profilo della risposta giudiziaria sia sotto quello della introduzione di nuove norme che entrano in tensione con principi costituzionali della determinatezza e della personalità della responsabilità penale“, ha spiegato Petrelli.
Il riferimento è proprio al nuovo decreto sicurezza su cui i penalisti avevano già espresso forti perplessità: secondo Petrelli, in particolare, le nuove disposizioni rischierebbero di entrare in contrasto con alcuni principi costituzionali.
“La risposta ai fenomeni devianti deve essere proporzionata”, ha sottolineato il presidente dell’Unione Camere Penali Italiane. A suo giudizio, in questo caso sembra prevalere “una risposta di tipo simbolica per mostrare la muscolarità della risposta da parte del governo“.
