Youssef Siher, il ricercatore fermato il 24 ottobre dai pm di Milano per istigazione a delinquere e terrorismo, e sua moglie, indagata per gli stessi reati, sarebbero gli unici a poter pubblicare sui canali social del Movimento 17 ottobre. Secondo quanto emerge dalle indagini, soltanto loro potevano scrivere nella chat Telegram e sull’omonimo profilo Instagram, attraverso i quali avrebbero potuto raggiungere complessivamente 150mila persone.
Il giovane, individuato dalla polizia come responsabile della pagina Instagram Movimento 17 ottobre, era stato portato in questura a Milano per essere interrogato. Si tratta di un trentenne italiano di seconda generazione, di origini palestinesi. Il suo nome è Youssef Siher.
Formalmente residente in provincia di Brescia, sarebbe un attivista dei movimenti filopalestinesi e un giornalista indipendente che collabora con un quotidiano nazionale. Il 24 ottobre sono state effettuate perquisizioni anche in un’abitazione alla periferia del capoluogo lombardo.
Movimento 17 ottobre, il ruolo della moglie e i 150mila contatti social
Secondo quanto riferito dall’ANSA, Siher e la moglie sarebbero gli unici autori del post contenente le indicazioni rivolte ai manifestanti delle otto città in cui erano state organizzate le proteste del 24 ottobre.
Le comunicazioni avrebbero potuto raggiungere 100mila utenti su Telegram e altri 50mila su Instagram. Le manifestazioni, tuttavia, non si sono svolte in seguito all’intervento della Polizia postale e della Digos.
Gli investigatori stanno quindi ricostruendo il ruolo dei due nella gestione dei canali e nella diffusione delle indicazioni ai manifestanti. Il fatto che fossero gli unici autorizzati a pubblicare rappresenta un elemento centrale degli accertamenti, pur non costituendo di per sé una prova definitiva delle responsabilità contestate.
Le indagini sulle chat del Movimento 17 ottobre e i disordini
La polizia ha eseguito oltre 150 perquisizioni tra Milano, Monza e altre 20 città, principalmente in Lombardia, nell’ambito delle indagini sui disordini dello scorso fine settimana. L’operazione è scattata dopo la scoperta di una chat sospetta sul telefono di uno dei giovani protagonisti degli scontri milanesi. Tra i perquisiti ci sono studenti e studentesse universitari e liceali, oltre a minorenni, il più delle volte incensurati.
Nel Cremasco, nella notte tra il 23 e il 24 ottobre, sono state effettuate due perquisizioni nei confronti di altrettanti minorenni, uno italiano e uno straniero, che sarebbero stati coinvolti nella chat WhatsApp legata all’organizzazione dei disordini del 17 e 18 ottobre. Sono stati inoltre denunciati quattro minorenni residenti nel Cremonese, due stranieri e due italiani, che secondo gli accertamenti avrebbero partecipato alla protesta sfociata in violenza e saccheggio.
A Bari i sequestri e le ipotesi di reato
A Bari sono state effettuate perquisizioni e sequestri della Polizia di Stato in vista della manifestazione del 24 ottobre del Movimento 17 ottobre o Rivolta per Bari contro lo Stato. La Dda e la Procura per i Minorenni di Bari ipotizzano l’istigazione a delinquere finalizzata alla devastazione e al saccheggio, con finalità di terrorismo, la detenzione di armi, munizioni ed esplosivi e il travisamento.
Gli accertamenti riguardano un gruppo di giovani e giovanissimi che, secondo l’ipotesi investigativa, era pronto a colpire i negozi di via Sparano, via Melo, via Argiro e Corso Vittorio Emanuele. La Digos ha interrogato le persone bloccate e iniziato a esaminare i cellulari sequestrati.
La Questura di Bari ha riferito che nella serata del 23 ottobre gli agenti hanno intercettato e bloccato un gruppo di ragazzi tra i 15 e 18 anni diretto verso il centro. Secondo gli inquirenti, avrebbe potuto compiere danneggiamenti e saccheggi. Nell’ulteriore perquisizione sono stati sequestrati tre passamontagna, artifici pirotecnici e alcuni cellulari. Tutti i minori sono stati affidati ai genitori.
I rinforzi e le misure per i negozi
A Milano è stato annunciato l’arrivo dei 500 parà mandati dal governo. Ai negozianti preoccupati per le proteste, Sala ha rivolto l’invito: «Non chiudete».
A Firenze, invece, le gioiellerie, le oreficerie e le orologerie di lusso sul Ponte Vecchio avevano previsto la chiusura alle 14.30 del 24 ottobre. Confcommercio Firenze-Arezzo, in contatto con prefettura e questura, aveva invitato gli iscritti ad affrontare la giornata «con attenzione e prudenza, senza allarmismi» e a segnalare movimenti sospetti o situazioni anomale.
Le vetrine erano state blindate in via Tornabuoni e in altre strade del centro storico. I negozi erano generalmente aperti, salvo alcune eccezioni, così come il mercatino di piazza Strozzi, in programma il 24 e 25 ottobre. La polizia municipale aveva predisposto 32 pattuglie, affiancate da polizia di Stato, carabinieri, guardia di finanza e squadre antisommossa. Gli agenti erano stati incaricati di controllare le piazze potenzialmente interessate dalle manifestazioni, con verifiche previste anche nelle stazioni e nei centri commerciali di Firenze e provincia.
