Solo tre dei 36 minorenni arrestati nel fine settimana a Milano sono stati sottoposti a custodia cautelare in carcere al termine delle udienze di convalida. Per tutti gli altri sono stati disposti i domiciliari o il collocamento in comunità. I giudici hanno accolto solo in parte le richieste della procura, che aveva chiesto il carcere per otto indagati. Lo riporta Il Fatto Quotidiano.
Prima delle udienze, però, la mancanza di posti nelle strutture di prima accoglienza aveva costretto a lasciare 23 minori arrestati a casa. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio aveva invocato un ampliamento delle carceri minorili dopo i disordini: “Certi eventi non si possono risolvere solo con le belle parole, vi sono momenti in cui è necessario mandare dietro le sbarre i minori violenti”, ha detto.
Minori arrestati, solo otto posti nella comunità di Milano
Quasi tutti i ragazzi coinvolti nei disordini non avevano denunce pregresse. La stragrande maggioranza frequenta la scuola, qualcuno il liceo. Per valutare la situazione individuale prima della convalida, i magistrati possono normalmente contare sul lavoro delle Comunità di prima accoglienza.
Come riporta Il Fatto, nei quattro giorni tra l’arresto e la convalida, i minorenni non dormono in carcere o in commissariato come gli adulti: dovrebbero essere ospitati in queste strutture, gestite dal ministero e presidiate da educatori, psicologi e assistenti sociali. Gli operatori parlano con i ragazzi e le famiglie, li preparano all’interrogatorio e scrivono le relazioni per l’udienza. I giudici ricevono così una valutazione professionale della situazione sociale, familiare e psicologica degli arrestati prima di incontrarli.
La comunità milanese, una delle più grandi d’Italia, dispone di appena otto posti. Sono stati esauriti con gli 11 arresti di sabato: due ragazzi sono stati trasferiti a Genova, un terzo è rimasto in una comunità di tipo diverso nella quale già si trovava.
Gli altri 25 arresti di domenica hanno reso insufficiente la disponibilità delle strutture. Gli unici posti liberi, a quel punto, sarebbero stati al Centro-Sud, dall’Aquila in giù. Un trasferimento definito “una follia” dal palazzo di giustizia.
La richiesta dei magistrati per la prima accoglienza
La soluzione è stata lasciare 23 ragazzi nelle proprie abitazioni fino all’udienza, utilizzando una possibilità prevista in teoria per i casi meno gravi, nonostante le accuse di devastazione e saccheggio. Per questi minori è mancata la presa in carico da parte degli operatori delle strutture ministeriali.
Il Fatto riporta che i magistrati hanno raccontato di essersi trovati davanti, diversamente dal solito, ragazzi dei quali non conoscevano la situazione. A loro giudizio, con ogni probabilità, alcuni avevano trascorso le giornate precedenti sui social a compiacersi delle proprie violenze, anziché confrontarsi con psicologi ed educatori. Negli interrogatori i ragazzi hanno descritto l’«eccitazione» provata durante gli assalti ai negozi, paragonati a una “rivoluzione”.
La richiesta dei magistrati minorili non riguarda quindi nuovi posti in carcere, ma una norma che permetta, in casi come questo, di allestire con urgenza Comunità di prima accoglienza nelle quali possano accedere gli operatori dei servizi ministeriali.
