Un’ondata di freddo proveniente dall’Europa nord-orientale potrebbe raggiungere l’Italia tra il 3 e il 4 novembre, secondo le simulazioni del Centro Meteo europeo ECMWF. Si interromperebbe così la fase mite prevista per la fine di ottobre, con temperature inferiori alle medie climatiche su gran parte della Penisola.
La tendenza a medio-lungo termine presenta però un alto grado di incertezza. La posizione del blocco di alta pressione sulla Scandinavia determinerà se l’irruzione investirà direttamente l’Italia oppure devierà verso Grecia e Balcani: la portata effettiva potrà essere verificata soltanto a ridosso dell’evento.
Il meccanismo ipotizzato parte dalla risalita dell’anticiclone verso nord, che favorirebbe un movimento retrogrado, da est verso ovest. L’aria gelida dalle steppe della Russia attraverserebbe i Balcani verso il Mediterraneo. Sarebbe un’irruzione artico-continentale, un Burian eccezionalmente anticipato.
Ondata di freddo: possibili temporali e nevicate sui rilievi
Il contrasto con i mari italiani ancora tiepidi potrebbe favorire piogge, rovesci e temporali intensi, soprattutto sulle regioni adriatiche, al Sud e sulle Isole Maggiori. Gli effetti più marcati interesserebbero dunque i settori esposti ai venti balcanici.
Le simulazioni indicano possibili nevicate sull’Appennino centrale, tra Marche, Umbria, Abruzzo e Molise, fino a circa 1.300 metri. Sui rilievi meridionali i fiocchi potrebbero arrivare oltre i 1.500-1.600 metri.
Il Nord Italia rimarrebbe tendenzialmente più riparato dalle precipitazioni grazie all’anticiclone settentrionale, pur con un clima rigido e le prime gelate sulla Pianura Padana.
Le tensioni sulla domanda energetica europea
L’ipotesi di un’irruzione polare precoce e vasta ha già alimentato tensioni sui mercati finanziari per le possibili conseguenze sulla domanda energetica europea. Il timore riguarda un’accensione anticipata e massiccia degli impianti di riscaldamento, con il rischio di nuovi rincari in bolletta.
Le quotazioni del gas sul TTF di Amsterdam si mantengono su livelli molto elevati, mentre il greggio Brent supera i 116 dollari al barile.
