La difficoltà di accettare le opinioni altrui, la tendenza a dividere il mondo in schieramenti contrapposti e la perdita della capacità di ascoltarsi: per Walter Veltroni sono alcuni dei segnali di una società diventata più aggressiva. Ospite del podcast “Sette vite” di Hoara Borselli, l’ex segretario del Partito Democratico ha riflettuto sui cambiamenti degli ultimi anni, individuando nell’avvento degli smartphone e nella radicalizzazione alimentata dai social alcuni fattori che hanno contribuito a trasformare le relazioni umane. Una deriva che, secondo Veltroni, rischia di sfociare nell’intolleranza, nella violenza e persino nella guerra.
Un tempo in cui si festeggia la morte degli altri sui social
Veltroni ha descritto il presente come un periodo particolarmente duro, nel quale gli insulti sono diventati parte della comunicazione quotidiana e persino la morte di una persona può provocare reazioni di soddisfazione online. “Un tempo in cui se uno muore sui social, sotto ci sono tutti quelli che sono contenti”, ha osservato. Una situazione che, a suo giudizio, si allontana da ciò che siamo stati e dai valori che hanno caratterizzato la nostra società, anche per l’influenza della cultura cattolica. Da qui la domanda su quali trasformazioni abbiano contribuito a rendere le persone più ostili e meno capaci di riconoscersi reciprocamente.
Dagli smartphone ai social, come è cambiata la società secondo Veltroni
Per spiegare questa evoluzione, Veltroni ha indicato il 2007 come un anno di svolta, legato all’arrivo degli smartphone. Un cambiamento tecnologico che si è inserito in un contesto internazionale già difficile, segnato dagli attentati dell’11 settembre e, l’anno successivo, dalla crisi economica e finanziaria. Secondo l’ex segretario del Pd, però, la trasformazione più profonda riguarda il modo di pensare e di costruire le relazioni politiche, personali e amicali. I social network, attraverso i meccanismi che favoriscono la radicalizzazione delle posizioni, avrebbero contribuito a dividere le persone in gruppi contrapposti, riducendo ogni questione a una scelta tra due alternative.
“Il mondo, nel senso del modo di ragionare, delle relazioni politiche, umane, amicali, si è incattivito perché la radicalizzazione che producono i social fa sì che il mondo sia fatto di sì o di no, di bianco o di nero. Ma il mondo non è fatto così”, ha osservato Veltroni. Per l’ex segretario del Pd, la vita non procede lungo binari che si allontanano inevitabilmente, ma richiede la ricerca di punti d’incontro, la disponibilità ad ascoltare e la capacità di riconoscere che anche chi la pensa diversamente può avere ragione.
Per Veltroni “cambiare idea è naturale”
Nel corso della conversazione, Veltroni ha spiegato che una delle convinzioni più importanti che ha sviluppato nel tempo riguarda proprio la possibilità di trovare una parte di verità nelle idee degli altri. Di fronte a un avvenimento, ha osservato, ciascuno tende a reagire sulla base della propria formazione, delle letture e delle convinzioni personali, quasi automaticamente. L’ascolto di un punto di vista differente, tuttavia, può mettere in discussione quella prima reazione e portare ad accogliere almeno in parte le ragioni dell’interlocutore. Per Veltroni, questa disponibilità non è un segno di debolezza, ma una componente fondamentale del confronto.
L’ex segretario del Pd ha raccontato di non essere mai stato, per carattere, una persona incline al fanatismo o alle urla. Con il passare degli anni, però, ha imparato ad apprezzare ancora di più la capacità di accogliere chi è diverso da sé. Anche per questo considera preoccupante l’idea che le proprie opinioni debbano rimanere immutate nel tempo, nonostante una società in continua evoluzione.
Il rischio dell’intolleranza: dalla contrapposizione alla guerra
Veltroni ritiene che la disponibilità ad ascoltare gli altri sia oggi in contrasto con lo spirito dominante. Ha richiamato il termine tedesco Zeitgeist, utilizzato per indicare lo spirito del tempo, per descrivere un clima nel quale le differenze sembrano diventare una ragione sufficiente per escludere chi non appartiene al proprio gruppo.
“Se tu sei diverso da me non hai diritto di vivere”, ha affermato, richiamando le contrapposizioni basate sul colore della pelle, sulla religione, sulle opinioni politiche o persino sulle tifoserie calcistiche. In questa logica, qualsiasi elemento identitario può trasformarsi in un motivo di ostilità verso chi non condivide le stesse caratteristiche o convinzioni.
Per Veltroni, è una dinamica che porta nella direzione opposta rispetto all’accoglienza e al dialogo. Quando la diversità viene percepita come una minaccia e non esiste più spazio per il confronto, il rischio è che la contrapposizione degeneri in forme sempre più gravi di conflitto. “E finisce di solito in dittature, in violenza e in guerra, questo stato d’animo”, ha concluso.
