Lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet ha paragonato lo scroll sui social all’eroina e lo ha indicato come fattore nella “costruzione dell’indifferenza” durante Dedalo 2026, la rassegna curata da Luca Sommi a Parma il 22 giugno.
Nell’intervento, Crepet ha legato il gesto ripetuto dello scorrere ai meccanismi di ricompensa: «Quando siamo sui social, scrolliamo. È il meccanismo, per esempio, di TikTok, dove non stai mai fermo su una cosa». Ha aggiunto che dietro a questo comportamento «c’è un meccanismo studiato che è dopaminergico, cioè è ciò che fa funzionare il cervello in termini di bisogno e quindi di dipendenza, come l’eroina, paro paro».
Sequenze che saltano di tono
Per sostenere l’analogia con la dipendenza, Crepet ha richiamato la continuità di stimoli e il cambio di registro tra clip successive: “Quando scrolli cosa vedi? Un gol di Ronaldo, poi subito dopo c’è la motocicletta tutta accartocciata di un vigile che è morto inseguendo qualcuno a Milano“. Lo schema, ha osservato, si ripete con salti ancora più netti: “Bombardamento a Gaza, benissimo, poi vai avanti e trovi Trump che dice una cosa”.
Nella lettura proposta sul palco della rassegna, l’alternanza rapida tra contenuti inconciliabili produce un flusso che riduce il tempo di permanenza su ciascuna immagine e rende più difficile attribuire un peso specifico a ciò che si vede. Il tratto comune, ha spiegato, è la cancellazione del soffermarsi.
Il confronto con la fruizione di un tempo
Crepet ha contrapposto quella velocità alla pratica di osservazione legata ai periodici illustrati: “Quando sfogliavi Epoca, ti fermavi su una foto. Stavi lì, prendevi anche un caffè al bar, e vedevi quella foto, ci ragionavi”. In quel contesto, ha ricordato, “c’era un’emozione che era legata al senso di un’immagine”.
Il punto, secondo lo psichiatra, è il passaggio dalla sequenza ragionata alla quantità illimitata che disinnesca il significato. La perdita di senso non è presentata come un incidente, ma come un effetto d’insieme del sistema di fruizione, alimentato dall’offerta continua e dall’automazione dello scorrimento.
“Un miliardo di immagini” e la perdita di senso
La critica si è condensata in una formula: “E allora, come facciamo a togliere il senso? Loro l’hanno capito: basta avere un miliardo di immagini e non c’è più senso dell’immagine”. Nel ragionamento di Crepet, la ripetizione e la sovrapposizione di contenuti portano a una risposta emotiva appiattita, indipendentemente dalla gravità o dalla leggerezza del singolo frame.
La conclusione dell’intervento ha ribadito l’effetto di equivalenza che, a suo giudizio, deriva dal flusso ininterrotto: “la guerra, la pace, la bellezza di un gol, piuttosto che l’orrore di un ragazzino morto per strada… è tutto uguale. Questo è ciò che si vuole”.
