A una settimana dal ballottaggio presidenziale, il Brasile si divide tra manifestazioni di piazza, campagne social sempre più aggressive e un confronto televisivo segnato da accuse personali e insulti. Luiz Inácio Lula da Silva torna in testa nei sondaggi, ma nel primo dibattito diretto è apparso più sicuro il suo rivale Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente di estrema destra Jair Bolsonaro. La sfida si gioca soprattutto sulla sicurezza, sul costo della vita e sulle aspettative della cosiddetta classe C, una fascia sociale che rappresenta oltre metà della popolazione.
Lula torna in vantaggio a una settimana dal voto
Domenica sera milioni di brasiliani hanno seguito per circa due ore il primo confronto televisivo tra Lula e Flávio Bolsonaro. Più che un dibattito sui programmi, la trasmissione si è trasformata in uno scontro verbale, con i due candidati impegnati a rivolgersi accuse pesanti e a cercare la battuta capace di conquistare gli elettori. Tra le parole più ricorrenti sono comparse “bugiardo”, “ladro”, “corrotto”, “teppista” e “buffone”.
Il clima politico è sempre più teso, tanto nelle strade quanto sulle piattaforme digitali, mentre si avvicina il ballottaggio che domenica prossima decreterà il presidente della prima economia dell’America Latina e della nona economia mondiale. Un sondaggio Vox Brasil, diffuso domenica, attribuisce per la prima volta un vantaggio a Lula: il leader storico del Partito dei lavoratori (Pt) raccoglierebbe il 51% dei consensi, contro il 49% del senatore del Partito liberale. Flávio Bolsonaro era invece arrivato a sorpresa davanti al rivale al primo turno del 4 ottobre, con il 47% contro il 45%.
Flávio Bolsonaro punta sulla frustrazione della classe C
Nel confronto televisivo, Flávio Bolsonaro si è mostrato disinvolto e a tratti arrogante. Figlio ed erede politico di Jair Bolsonaro, l’ex presidente di estrema destra condannato a 27 anni di carcere per tentato golpe, il senatore ha cercato di intercettare il malcontento di una parte consistente della società brasiliana. Il suo obiettivo è soprattutto la cosiddetta classe C, definita anche “nuova classe media”: persone che hanno lasciato alle spalle la miseria degli anni Ottanta, ma che oggi si trovano ancora in condizioni economiche poco distanti da quelle del proletariato. Si tratta di una fascia che comprende più della metà della popolazione e che, dopo i progressi compiuti negli ultimi decenni, continua a chiedere migliori condizioni di vita.
Bolsonaro ha attaccato direttamente il bilancio dei governi del Pt, ricordando che il partito ha guidato il Paese per 20 degli ultimi 24 anni. “La vostra vita è migliorata? Il cibo che mettete in tavola costa forse meno?”, ha domandato agli spettatori, fissando la telecamera. La sua promessa è una virada, una svolta capace di cambiare il Brasile.
Lula attacca la famiglia Bolsonaro e i suoi legami
Per Lula, veterano della politica brasiliana alla settima candidatura presidenziale e in corsa per ottenere un quarto mandato, il dibattito si è rivelato più complicato. Il presidente ha spesso dovuto difendere i risultati dei suoi governi e ha faticato a sottrarsi alle accuse di corruzione rivolte al figlio Lulinho, perdendo tempo prezioso nel confronto diretto. Il momento più duro è arrivato quando Flávio gli ha chiesto di avvicinarsi. Lula ha respinto la richiesta dichiarando di voler mantenere le distanze dalla famiglia Bolsonaro, che ha accusato di avere legami con le milizie. Si tratta di organizzazioni criminali composte da ex membri delle forze dell’ordine, che in passato i Bolsonaro hanno più volte difeso.
Sul tema della sicurezza, Flávio promette una “guerra al narcoterrorismo”, in linea con l’approccio del suo riferimento politico statunitense, Donald Trump. Lula ha replicato sostenendo che la famiglia del rivale sia subordinata agli interessi del governo americano. Ha inoltre attaccato Eduardo Bolsonaro, fratello del senatore, accusandolo di essere fuggito negli Stati Uniti per complottare contro il Brasile.
Criminalità, economia e scandali al centro della campagna
La sicurezza è uno dei temi più sentiti dagli elettori. Secondo i dati citati nel resoconto, circa 69 milioni di brasiliani dichiarano di abitare in quartieri sottoposti al controllo di bande criminali o milizie. La capacità del futuro presidente di contrastare la violenza e la criminalità organizzata sarà quindi una delle questioni decisive del prossimo mandato.
Le sfide non si limitano però all’ordine pubblico. Il Paese deve affrontare anche le difficoltà di un’economia che negli ultimi trent’anni è cresciuta meno della media mondiale, mentre il debito pubblico aumenta rapidamente. A pesare è inoltre un tasso d’interesse reale indicato come il più alto al mondo.
A complicare il quadro si aggiungono una serie di scandali che hanno danneggiato la credibilità di entrambi i candidati. In questo contesto, la campagna elettorale si concentra sempre più sulla capacità di convincere gli indecisi, soprattutto tra gli elettori che si aspettano risultati concreti sul costo della vita e sulla sicurezza quotidiana.
La battaglia si sposta su Instagram e WhatsApp
La contrapposizione tra i due schieramenti prosegue anche sui social network e sulle piattaforme di messaggistica. A sostenere Lula è l'”Esercito di Lula”, il canale del deputato André Janones, che conta oltre cinque milioni di follower e descrive Flávio Bolsonaro come il “mascalzone di Rio”.
Dall’altra parte opera la comunità digitale “Tropa de Flávio”, che ha contribuito a diffondere l’hashtag “Lula il ladro”. I due gruppi alimentano così una campagna sempre più polarizzata, nella quale slogan e attacchi personali accompagnano la competizione per conquistare gli ultimi voti disponibili. La sfida online si intreccia con quella nelle piazze, dove domenica si sono mobilitati migliaia di sostenitori dei due candidati nelle principali città del Paese.
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