Le accise sul gasolio aumentano di 6,1 centesimi, da martedì 6 ottobre 2026, e l’incremento non è compensato dal meccanismo delle accise mobili. Per la prima volta da marzo, cessano tutti i tagli fiscali sui carburanti.
Lo sconto fiscale sui carburanti deciso dal governo Meloni il 16 settembre è scaduto a mezzanotte. In Gazzetta Ufficiale non compare il decreto interministeriale Mase-Mef necessario a utilizzare l’extragettito Iva per ridurre le accise; senza quel provvedimento, l’agevolazione non trova coperture alternative. Il decreto congiunto avrebbe autorizzato l’attivazione delle accise mobili e la sterilizzazione parziale del rincaro.
Questa è la prima interruzione completa dei tagli fiscali sui carburanti da marzo. Il primo decreto legge era stato approvato in quel mese per far fronte alle conseguenze della guerra tra Stati Uniti e Iran. L’ultimo sconto, deciso il 16 settembre, è rimasto applicato fino alla mezzanotte che ha preceduto il rincaro del 6 ottobre.
I prezzi alla pompa e il tetto adottato dalle compagnie
Le quotazioni alla pompa hanno iniziato a diminuire nelle ultime settimane anche grazie al tetto ai prezzi adottato direttamente dalle compagnie petrolifere. Il governo ha scelto di sollecitare gli operatori a intervenire con un’azione di persuasione, e le principali società del settore hanno avviato misure per attenuare l’impatto del caro-carburante.
Eni ha fissato sulla propria rete un limite di 1,99 euro al litro per la benzina e di 2,19 euro al litro per il gasolio, con un’iniziativa valida per 30 giorni e con possibilità di proroga. Alla stessa iniziativa si sono aggiunte Ip, Q8 e Tamoil, che hanno progressivamente esteso gli sconti ai propri distributori.
Secondo il Mimit, hanno aderito al tetto ai prezzi dei carburanti oltre 10mila distributori.
