Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha utilizzato il suo intervento all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per contestare quelle che considera disparità nel trattamento riservato all’Iran e a Israele. Dal palco dell’Onu ha accusato Israele di azioni terroristiche, criticato le sanzioni contro Teheran e avvertito che la resistenza iraniana aumenterà di fronte alle pressioni.
Pezeshkian: “L’Iran è stato vittima di terrorismo”
Rispondendo alle parole di Donald Trump, Pezeshkian ha sostenuto che l’Iran ha subito atti di terrorismo, citando tra gli episodi anche l’uccisione della guida suprema e il bombardamento di una scuola che ha provocato la morte di bambini, che secondo il presidente iraniano non avevano commesso alcun crimine.
Nel suo intervento ha poi puntato il dito contro quelli che ha definito doppi standard nei confronti di Teheran. “Le bombe atomiche e nucleari sono nelle mani di Israele, ma gli ispettori chiedono di venire in Iran. Israele uccide ma l’Iran è soggetto sanzioni”, ha affermato Pezeshkian.
Le critiche di Pezeshkian agli Usa hanno spinto la delegazione statunitense a lasciare l’aula dell’Assemblea dell’Onu.
“Non chiediamo un trattamento speciale”
Il presidente iraniano ha insistito sulla necessità, a suo avviso, di applicare gli stessi criteri a tutti. “Non chiediamo un trattamento speciale, ma paritario”, ha dichiarato dal palco dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Pezeshkian ha quindi avvertito che le pressioni internazionali non porteranno Teheran ad arretrare. “La resistenza dell’Iran aumenterà di fronte alle sanzioni e ai bulli”, ha affermato, utilizzando un termine con cui ha indicato coloro che esercitano pressioni sul Paese.
Lo Stretto di Hormuz e il rischio di nuove aggressioni
Nel discorso è comparso anche il tema dello Stretto di Hormuz, passaggio strategico attraverso il quale l’Iran, secondo Pezeshkian, non può consentire un accesso indiscriminato a chi potrebbe sfruttarlo contro Teheran. “Non possiamo permettere che alcuni abbiano libero accesso” allo Stretto di Hormuz e “ne traggano vantaggio, utilizzandolo per aggredirci, per minare la nostra sicurezza e per impedirci l’accesso alle nostre stesse vie d’acqua”, ha dichiarato il presidente iraniano.
Pezeshkian: “Pronti al dialogo e alla diplomazia”
Nonostante le accuse e gli avvertimenti, Pezeshkian ha concluso il suo intervento con un’apertura al confronto diplomatico. Il presidente iraniano ha respinto l’idea che il XXI secolo possa tornare a essere dominato esclusivamente dalle potenze più forti.
“Non dobbiamo permettere che il 21esimo secolo regredisca a un’epoca dominata soltanto dai potenti, dalle potenze prevaricatrici e dagli egemoni”, ha affermato. Secondo Pezeshkian, non si deve arrivare a un mondo nel quale “la forza militare sostituisca la legittimità, il terrorismo prenda il posto della politica e dei negoziati, e la guerra soppianti il dialogo e la diplomazia”. Da qui l’offerta rivolta alla comunità internazionale: “L’Iran tende la mano al mondo. Siamo pronti al dialogo, alla diplomazia e ai negoziati, ma senza accettare il linguaggio della forza”.
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