Xi Jinping arriverà domani alla base di St. Andrews, nel Maryland, per la visita di Stato a Washington. Ad accoglierlo sarà Donald Trump, che questa volta ha più richieste da presentare che concessioni da offrire. La principale, implicita, riguarda l’aiuto cinese per riaprire gli stretti mediorientali e uscire dalla crisi del Golfo: Pechino dispone di una leva economica e politica sull’Iran, ma la sua collaborazione ha un prezzo.
Il peso cinese sull’Iran e sui transiti navali
La Cina è stata per anni l’acquirente di circa il 90 per cento del greggio iraniano e torna a esserlo per ogni petroliera che riesce ancora a navigare. È dunque la principale finanziatrice di Teheran, oltre che il suo maggiore alleato politico. Il sostegno comprende i rifornimenti via terra alla Repubblica islamica, con treni merci sempre più frequenti sulla tratta da Xian a Teheran.
Xi Jinping ha quindi la possibilità, se lo vuole, di ammorbidire la posizione dei guardiani della rivoluzione e facilitare almeno in parte il passaggio delle navi attraverso Hormuz e Bab el-Mandeb. Quest’ultimo stretto è presidiato dagli Houthi, alleati dell’Iran. È su questa influenza che si fonda il bisogno americano di collaborazione con Pechino.
Il confronto con gli incontri del passato restituisce un rapporto diverso. Ronald Reagan e George Bush padre ascoltavano Mikhail Gorbaciov chiedere di rallentare il riarmo o, semplicemente, un prestito. Bill Clinton riceveva nel 1997 le richieste di Jiang Zemin per l’ingresso della Cina nell’Organizzazione mondiale del commercio e per la rimozione delle sanzioni seguite alla strage di Tienanmen. Questa volta è il presidente americano ad avere bisogno di un favore essenziale dal suo interlocutore, senza poter accettare le condizioni cinesi per una mediazione con l’Iran.
Taiwan, semiconduttori e terre rare nel negoziato tra Xi Jinping e Trump
La prima richiesta di Pechino è una dichiarazione con cui gli Stati Uniti si oppongano all’indipendenza di Taiwan. La seconda riguarda le forniture di armi al governo di Taipei: Trump le sta tenendo bloccate, ma la Cina vuole che lo stop diventi permanente. Si tratta di un pacchetto da 14 miliardi di dollari, già pre-autorizzato dal Congresso mesi fa.
Le priorità dei negoziatori cinesi comprendono anche il commercio e la tecnologia. Pechino punta alla revoca del divieto della Casa Bianca sulla vendita alla Cina di alcuni dei semiconduttori più avanzati per l’intelligenza artificiale. Il bando scade il 10 novembre, nella stessa data in cui termina la tregua commerciale che da un anno consente alle imprese americane di continuare a importare i magneti prodotti con terre rare cinesi.
Quei materiali servono a produzioni che vanno dalla difesa allo spazio, fino ai macchinari medici. La Cina ne detiene quasi il monopolio mondiale e Trump vuole ottenere concessioni sulle terre rare prima di prolungare la tregua sui dazi. Xi, invece, cerca l’accesso ai semiconduttori americani, ma non vuole partecipare ad alcuna discussione su un rallentamento dello sviluppo dell’intelligenza artificiale. Lo scambio tra accesso tecnologico e forniture resta uno dei passaggi più delicati della visita.
La corsa all’intelligenza artificiale e gli accordi possibili
La frenata nello sviluppo dell’intelligenza artificiale viene proposta soprattutto dai grandi laboratori di San Francisco, Anthropic e OpenAI, in teoria per ragioni di sicurezza. La richiesta ha però anche una ragione finanziaria: questi gruppi si sono già indebitati troppo per sostenere gli investimenti. I laboratori cinesi hanno ancora qualche mese di ritardo rispetto ai concorrenti della Silicon Valley, ma non affrontano gli stessi problemi finanziari e vogliono continuare ad accelerare. È la posizione che Xi farà capire al suo interlocutore.
Gli spazi per accordi sostanziali restano quindi limitati. Il prolungamento della tregua commerciale e sulle terre rare arriverà, forse non durante questi giorni di visita. Sul dossier iraniano, invece, Trump non può accettare le condizioni poste da Pechino per intervenire come mediatrice: il bisogno americano di aiuto non coincide con la disponibilità a pagarne il prezzo politico.
I dazi diminuiranno sui beni meno strategici, forse anche sul gas liquido americano esportato in Cina. Il confronto comprenderà la produzione di auto elettriche cinesi in impianti negli Stati Uniti, non la loro importazione. Le prospettive sono dunque di toni distesi e risultati limitati, con Washington nella posizione di chiedere più favori senza ottenerli.
La visita di Stato si concluderà venerdì con un tè fra Trump e Xi, insieme alle rispettive mogli.
