Sei paesi dell’Unione Europea hanno proposto una tassa europea sugli extraprofitti delle compagnie energetiche per alleggerire il peso del caro energia su famiglie e imprese, mentre i ministri delle Finanze si riuniscono a Dublino per l’Eurogruppo e l’Ecofin informale. Bruxelles, però, per il momento non intende mettere sul tavolo una propria misura.
La questione arriva in Irlanda mentre l’aumento dei prezzi dell’energia torna a pesare sull’economia europea. Dall’inizio della guerra con l’Iran, secondo Reuters, il petrolio è rincarato di circa il 25%, mentre in Europa il prezzo del diesel è cresciuto di oltre il 70% e quello della benzina di circa il 20%.
Extraprofitti, cosa chiedono i sei Paesi all’Unione europea
A chiedere un intervento sono Italia, Germania, Austria, Polonia, Portogallo e Spagna, che già ad agosto avevano inviato una lettera alla presidenza irlandese del Consiglio dell’Ue. L’obiettivo è discutere un quadro comune europeo che permetta di tassare i profitti straordinari realizzati dalle compagnie petrolifere durante la crisi energetica.
Gli extraprofitti sono, in sostanza, guadagni eccezionalmente elevati ottenuti dalle aziende in conseguenza di circostanze esterne e straordinarie, in questo caso l’impennata dei prezzi energetici legata alla crisi internazionale. I sei governi chiedono che una parte di queste entrate possa essere utilizzata per sostenere cittadini e imprese alle prese con bollette e carburanti più costosi.
Il ministro tedesco delle Finanze Lars Klingbeil ha chiesto alla Commissione di presentare opzioni concrete, mentre il ministro dell’Economia italiano Giancarlo Giorgetti aveva anticipato di aspettarsi l’adesione di altri Paesi alla richiesta.
Dombrovskis: “Per ora nessuna proposta europea”
La Commissione europea mantiene però una posizione più prudente. Il commissario all’Economia Valdis Dombrovskis ha confermato che il tema sarà affrontato a Dublino, precisando tuttavia che, almeno per ora, Bruxelles non sta preparando una tassa europea sugli extraprofitti.
“È una questione di competenza degli Stati membri”, ha spiegato il commissario, sottolineando che i singoli governi possono già decidere autonomamente di introdurre un prelievo. La Commissione resta disponibile a partecipare al confronto e ad assistere i Paesi che intendano procedere.
Il dossier, quindi, non è chiuso. Il ministro delle Finanze irlandese Simon Harris, che guida la presidenza di turno del Consiglio Ue, ha annunciato che potrebbe chiedere alla Commissione di tornare sull’argomento al prossimo Ecofin formale di ottobre, in programma in Lussemburgo.
Il precedente della crisi energetica del 2022
Non sarebbe la prima volta che l’Unione europea interviene sui profitti straordinari del settore energetico. Nel 2022, dopo l’impennata dei prezzi seguita all’invasione russa dell’Ucraina, il Consiglio introdusse un “contributo di solidarietà” temporaneo per le aziende attive nei settori del petrolio, del gas naturale, del carbone e della raffinazione.
Il meccanismo prevedeva un’aliquota minima del 33% sui profitti imponibili superiori del 20% alla media registrata tra il 2018 e il 2021, lasciando agli Stati la possibilità di adottare misure nazionali equivalenti. Le entrate dovevano essere utilizzate soprattutto per sostenere famiglie e imprese colpite dall’aumento dei costi energetici.
Proprio da quel precedente che i sei Paesi vogliono ripartire. Per il momento, però, l’Europa resta divisa tra chi chiede una risposta comune e chi preferisce lasciare ai governi nazionali la scelta su come tassare gli extraprofitti.
