Negli ultimi anni è cresciuto sensibilmente il numero degli italiani che continuano a lavorare oltre i 55 anni. Tra il 2019 e il 2025 gli over 55 occupati sono aumentati del 65%, un dato che il presidente dell’Inps Gabriele Fava collega soprattutto ai cambiamenti nella struttura demografica del Paese. Ma l’allungamento della vita, ha sottolineato, non significa necessariamente che tutti possano prolungare allo stesso modo la propria attività lavorativa.
Fava: “Non tutti i lavori consumano allo stesso modo”
Intervenendo alla presentazione della ricerca di Valore D “Long boarding”, Fava ha spiegato che l’aumento degli over 55 al lavoro è il risultato di un Paese in cui si vive più a lungo e, di conseguenza, si lavora più a lungo. Esistono però differenze rilevanti nelle condizioni con cui le persone arrivano alle età più avanzate della vita professionale.
“Non tutti i lavori – ha osservato Fava – consumano allo stesso modo e non tutti arrivano alla stessa età con le medesime risorse”. Da qui, secondo il presidente dell’Inps, emerge il tema della sostenibilità legata alla longevità e della necessità di considerare in particolare la condizione femminile.
Fava: “La centralità della donna al cuore della sostenibilità”
Fava ha sostenuto che le donne debbano essere poste al centro delle strategie sulla sostenibilità del lavoro nel corso della vita. Il presidente dell’Inps ha sottolineato che l’uguaglianza non può consistere nel trattare allo stesso modo persone che hanno affrontato percorsi e difficoltà differenti, ma deve tenere conto di queste differenze prima che finiscano per condizionare il loro futuro.
Secondo Fava, infatti, le donne continuano a incontrare ostacoli significativi lungo l’intero percorso professionale, dalle carriere interrotte o discontinue al divario retributivo, passando per le difficoltà nel rientro nel mercato del lavoro dopo la maternità e per il maggiore peso delle responsabilità di cura familiare.
Donne, pensioni e differenze contributive
Il presidente dell’Inps ha richiamato anche alcuni dati sul sistema pensionistico. Le donne rappresentano il 51% dei pensionati, ma ricevono soltanto il 44% dei redditi pensionistici. Inoltre, al momento del pensionamento, hanno alle spalle quasi sei anni di contribuzione in meno rispetto agli uomini.
“La pensione non crea queste distanze. Le registra”, ha affermato Fava, sottolineando così come le differenze previdenziali siano legate a disparità maturate nel corso della vita lavorativa.
L’obiettivo di carriere più sostenibili
Per Fava, rendere le carriere realmente sostenibili significa intervenire sulle discriminazioni strutturali che continuano a ostacolare il percorso professionale delle donne. Tra le priorità indicate ci sono anche una maggiore condivisione delle responsabilità familiari e la valorizzazione del contributo delle donne alla crescita economica e sociale del Paese.
