L’apertura dell’Unione europea al Canada come membro associato trova il sostegno dello scrittore Yann Martel, dopo l’intervento tenuto ieri dal primo ministro Mark Carney al Parlamento europeo. Il premier, accolto dagli applausi, ha ricordato che la libertà e la vita devono essere guadagnate ogni singolo giorno.
Per Yann Martel, autore del romanzo Vita di Pi e vincitore del premio Booker, le pressioni di Donald Trump hanno favorito l’avvicinamento canadese all’Europa. Nell’intervista telefonica al Corriere, lo scrittore ha sostenuto la prospettiva di un rapporto più stretto: “Se essere “membro associato” porterà a un maggiore scambio di idee e di rapporti commerciali, perché no?”.
Il legame europeo e il raffreddamento con gli Stati Uniti
Le origini italiane, tedesche, francesi e inglesi di molti cittadini canadesi sono, per Martel, alla base di una vicinanza che riguarda anche i valori. Il suo auspicio comprende rapporti più stretti con l’Africa, che definisce un continente dimenticato.
Il rapporto con gli Stati Uniti segue invece, nella lettura dello scrittore, la direzione opposta: le parole e le azioni di Trump hanno provocato un profondo raffreddamento delle relazioni. Martel considera assurdo che alcuni americani vedano nel Canada uno Stato nemico o poco amichevole, nonostante la prossimità economica e culturale.
La proposta di rinominare il Lago Ontario Lago America è fra gli esempi citati nella sua critica alle decisioni politiche ed economiche del presidente. “Il presidente degli Stati Uniti ha un potere reale, ogni sua decisione ha un peso”, ha osservato Martel, secondo cui il mondo occidentale ha cominciato a prendere una posizione più netta.
La critica riguarda anche gli squilibri sociali americani: lo scrittore contrappone la presenza di troppi multimiliardari alla povertà di troppi cittadini della classe media. A suo giudizio, il presidente non dispone di una soluzione a questo problema.
Il rischio di divisione occidentale e le mire sul Canada
Una frattura dell’Occidente potrebbe favorire la Cina e la Russia, secondo Martel, che considera la prima già in ascesa e in un momento d’oro. All’Europa e al Canada assegna invece il compito di opporsi insieme a Mosca, ritenuta una minaccia più pericolosa degli Stati Uniti per gli europei. Lo scrittore sostiene che Trump non sarà più al potere “tra due anni”, ma non sa quando Putin lascerà. Contesta inoltre il mancato sostegno americano all’Ucraina.
Il giudizio su Trump non coincide con un rifiuto dell’intero Paese. Martel lo considera destabilizzante e antidemocratico, ma ricorda l’elezione di Barack Obama e conserva fiducia nel ritorno degli Stati Uniti a un ruolo internazionale equilibrato e responsabile.
Le mire sul Canada vengono ricondotte dallo scrittore al “Destino manifesto”: nel XIX secolo, spiega, prese forma l’idea di inglobare popolazioni a nord, bianche e anglofone, anch’esse provenienti da una colonia britannica. Martel richiama così i cinquanta Stati americani, domandando retoricamente perché non dovrebbero diventare cinquantuno, cinquantadue o cinquantasei.
Le risorse canadesi e le somiglianze con gli Stati Uniti spiegherebbero, nella sua lettura, l’interesse di Trump per un’America più grande. La posizione attribuita da Martel ai suoi concittadini è netta: “Ma in Canada nessuno vuole essere americano“.
