“Di Lega ce n’è una”, ha assicurato Matteo Salvini, respingendo l’ipotesi di “partiti paralleli” dopo la nascita del Comitato che chiede il congresso federale della vecchia Lega Nord. Dal punto di vista politico il messaggio del segretario è netto. Sul piano giuridico, però, la storia del Carroccio è più complessa: la Lega Nord e la Lega per Salvini Premier sono due soggetti distinti, entrambi ancora esistenti.
Una situazione che affonda le radici nella trasformazione avviata da Salvini negli anni scorsi e che torna oggi al centro dello scontro interno. Il Comitato promosso, tra gli altri, dall’ex parlamentare Gianluca Pini non chiede infatti il congresso dell’attuale partito guidato dal vicepremier, ma quello della storica Lega Nord per l’Indipendenza della Padania.
Dalla Lega Nord alla Lega per Salvini Premier
La Lega Nord nasce tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta dalla federazione di diversi movimenti autonomisti del Settentrione. Per oltre vent’anni il suo leader è Umberto Bossi e la questione settentrionale rappresenta il centro dell’identità politica del movimento.
Con l’arrivo di Salvini alla segreteria inizia progressivamente la trasformazione. L’obiettivo diventa quello di superare i confini tradizionali del Carroccio e costruire un partito nazionale, capace di raccogliere consensi anche nel Centro e nel Sud.
La svolta arriva nel 2017, quando nasce la Lega per Salvini Premier. Nello stesso periodo cambia anche la comunicazione politica: dal simbolo elettorale scompare la parola “Nord”, mentre compare la dicitura “Salvini premier”.
La nascita del nuovo soggetto, però, non comporta lo scioglimento della vecchia Lega Nord. Le due formazioni continuano così a esistere formalmente, anche se l’attività politica viene progressivamente concentrata nella Lega per Salvini Premier.
Perché la vecchia Lega Nord esiste ancora
Uno dei punti centrali riguarda la vicenda dei 49 milioni di euro di rimborsi elettorali al centro dell’inchiesta sui conti della vecchia Lega.
Nel 2018 la procura di Genova e il partito raggiungono un accordo per la restituzione allo Stato delle somme attraverso un piano rateale. È proprio la vecchia Lega Nord a rimanere legata a questa vicenda economica, mentre la nuova formazione diventa il soggetto attraverso il quale prosegue l’attività politica del Carroccio.
Da qui la definizione, utilizzata negli anni nel dibattito politico, di “bad company”: la vecchia struttura rimane formalmente in vita e continua a essere il soggetto interessato dalla restituzione delle somme, mentre dirigenti, parlamentari e attività politica fanno riferimento principalmente alla Lega per Salvini Premier.
Il vecchio partito, dunque, non è scomparso. Ed è proprio questa sopravvivenza formale ad aver aperto oggi un nuovo fronte.
Il congresso e il ruolo di Igor Iezzi
Dal 2019 la vecchia Lega Nord è affidata al commissario Igor Iezzi, deputato e fedelissimo di Salvini. Ora il Comitato per la convocazione del congresso federale vuole riportare quella struttura a un congresso e ricostituirne gli organismi politici.
Tra i promotori c’è Pini, che accusa l’attuale gestione di avere di fatto “congelato” il movimento, bloccando il tesseramento e svuotando le strutture territoriali.
L’obiettivo dichiarato del Comitato, almeno nella prima fase, è ottenere la convocazione del congresso. I promotori sostengono di poter raccogliere le firme necessarie e non escludono di rivolgersi nuovamente alla giustizia qualora la richiesta non venisse accolta.
Un tentativo era già stato compiuto da Pini nel 2022, quando aveva chiesto al Tribunale di Milano di imporre la convocazione del congresso. Il ricorso urgente era stato dichiarato inammissibile senza una decisione nel merito della richiesta.
Il nodo del simbolo della Lega
La questione più delicata riguarda però il simbolo storico del Carroccio. Lo statuto della Lega Nord stabilisce che il simbolo con Alberto da Giussano appartiene alla formazione storica e ne disciplina la concessione e l’utilizzo.
Anche l’attuale Lega per Salvini Premier utilizza Alberto da Giussano nel proprio contrassegno. Il Comitato contesta però le modalità con cui il simbolo della vecchia formazione è stato messo a disposizione del nuovo partito e potrebbe portare anche questo tema al centro della battaglia.
La situazione è ulteriormente complicata dai marchi legati al simbolo depositati negli anni da Salvini. La registrazione di un marchio e il diritto all’utilizzo di un contrassegno elettorale, tuttavia, non sono necessariamente questioni coincidenti e un eventuale contenzioso potrebbe aprire scenari ancora tutti da definire.
Cosa succederebbe se la Lega Nord tornasse politicamente attiva
È questo il punto che rende la battaglia sul congresso molto più di una semplice disputa tra ex militanti.
Se il congresso venisse convocato, la vecchia Lega Nord potrebbe eleggere nuovi vertici e ricostituire i propri organismi. Le decisioni successive dipenderebbero naturalmente dal risultato del congresso e potrebbero diventare oggetto di ulteriori controversie.
In teoria, una nuova dirigenza potrebbe anche tentare di riportare il partito all’attività politica e intervenire sulla concessione del simbolo storico. Salvini continuerebbe a guidare la Lega per Salvini Premier, ma potrebbe trovarsi di fronte un altro soggetto intenzionato a rivendicare parte della storia e dell’identità originaria del Carroccio.
Per questo le parole pronunciate dal leader leghista assumono un significato particolare. “Non c’è bisogno di partiti paralleli”, ha detto Salvini. Politicamente, per il segretario, “di Lega ce n’è una”. Formalmente, però, la vecchia Lega Nord non ha mai smesso di esistere. Ed è proprio attorno a quel partito “congelato” che oggi si gioca una nuova battaglia nel Carroccio.
