La decisione della Santa Sede di confermare la rimozione di don Massimo Biancalani dalle parrocchie di Vicofaro e San Niccolò a Ramini, nel territorio di Pistoia, incassa il plauso del vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini. Il sacerdote, diventato negli anni una figura simbolo dell’accoglienza dei migranti, dovrà lasciare gli incarichi pastorali nelle due comunità.
Il commento di Salvini
“Il prete dei clandestini lascia Vicofaro. Il tempo è galantuomo”, ha scritto Salvini su X, commentando la decisione del Vaticano. La rimozione riguarda le parrocchie di Santa Maria Maggiore a Vicofaro e San Niccolò a Ramini. Il provvedimento non è legato a violazioni disciplinari. La Santa Sede lo ha motivato con ragioni di opportunità pastorale, dopo che don Biancalani aveva rifiutato il trasferimento presso l’Ufficio missionario diocesano.
La Lega Toscana: “Si chiude una storia tormentata”
Anche la Lega Toscana ha accolto favorevolmente la decisione, sostenendo che con la partenza del sacerdote si concluda una vicenda lunga e controversa. Proprio come Salvini, anche il partito critica duramente quella che definisce una gestione dell’immigrazione fortemente discutibile da parte di don Biancalani.
Secondo la Lega, negli anni i residenti avrebbero dovuto affrontare numerosi problemi, mentre gli stessi migranti ospitati nelle strutture legate alla parrocchia sarebbero stati costretti a vivere in condizioni considerate inadeguate sotto diversi aspetti.
Il sostegno della Lega ai residenti di Pistoia
La formazione politica ricorda inoltre di aver seguito la vicenda nel corso del tempo attraverso iniziative specifiche a sostegno degli abitanti. Un ruolo, sottolinea la Lega, svolto soprattutto dalla capogruppo in Consiglio comunale Cinzia Cerdini, insieme agli esponenti della Lega pistoiese.
Il partito considera quindi la rimozione di don Biancalani come la conclusione di quella che definisce una gestione “sconsiderata” del fenomeno migratorio. Secondo la Lega, la decisione permetterà anche a una parte dei cittadini di Pistoia di guardare alla fine della vicenda con maggiore sollievo, dopo un lungo periodo caratterizzato da quella che viene descritta come una quotidiana apprensione.
