Guido Crosetto ha difeso l’invio di forze italiane nel Golfo precisando che si tratta di una missione in Arabia rimodulata e non di un nuovo impegno, dopo lo schieramento di circa 400 militari dell’Aeronautica e 260 dell’Esercito. Il ministro ha sostenuto che l’operazione è stata illustrata al Parlamento e ha rimarcato che chi oggi critica la presenza delle nostre truppe “non sa cosa ha votato”.
La versione di Crosetto
Secondo il ministro della Difesa la misura è la conseguenza di una rimodulazione prevista dalle autorizzazioni già approvate e aggiornata nel quadro operativo del Golfo; per questo motivo Crosetto ha richiamato le decisioni parlamentari pregresse, citando in particolare la risoluzione del 5 marzo. Per il ministro le Commissioni Esteri e Difesa del Senato e della Camera hanno poi prorogato le missioni il 14 luglio e il 28 luglio, confermando un’area di operazioni che include l’Arabia Saudita.
Nel ricordare le audizioni del capo di stato maggiore della Difesa e del comandante del Covi, Crosetto ha citato l’intervento del generale Giovanni Maria Iannucci dell’1 luglio, nel quale erano state illustrate le ragioni tecniche della rimodulazione per far fronte al nuovo scenario di crisi. Il ministro ha invitato chi solleva obiezioni a rileggere gli atti e le schede che accompagnavano le approvazioni parlamentari, ribadendo che il quadro normativo e operativo è stato presentato con la massima trasparenza.
Le critiche dell’opposizione
L’opposizione ha tuttavia reagito con durezza e ha depositato un’interrogazione parlamentare, sostenendo che l’invio dei contingenti equivale a coinvolgere l’Italia in un conflitto regionale. Angelo Bonelli, deputato AVS e co-portavoce di Europa Verde, ha accusato il governo di portare l’Italia nella guerra degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran, respingendo la ricostruzione della maggioranza in merito alle autorizzazioni.
Il leader M5S, Giuseppe Conte, ha chiesto che il governo riferisca in Parlamento per chiarire i contorni, le caratteristiche e le finalità dell’operazione, definendo la mossa una pratica «alla chetichella». Sulla stessa linea il responsabile Esteri del Pd Peppe Provenzano e i capigruppo dem in commissione Esteri e Difesa hanno parlato di forzatura normativa e di mancanza di serietà politica nell’inviare centinaia di soldati in aree di crisi senza un confronto ritenuto adeguato.
La disputa politica rimane incentrata sulla ricostruzione dei fatti e sulla richiesta di chiarimenti parlamentari, mentre il dibattito sui limiti e sulle modalità della missione in Arabia continua a segnare il confronto tra governo e opposizione.
