“La lotta contro le mafie è un compito che non consente sosta ed è condizione fondamentale di libertà e sviluppo”. È il messaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel giorno del 44esimo anniversario dell’uccisione del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, assassinato dalla mafia a Palermo il 3 settembre 1982 insieme alla moglie Emanuela Setti Carraro. Nell’agguato rimase gravemente ferito anche l’agente di scorta Domenico Russo, morto alcuni giorni dopo.
Il capo dello Stato ha ricordato la lunga carriera del generale, impegnato prima nel contrasto al terrorismo e poi contro la criminalità organizzata. Dalla Chiesa, ha sottolineato Mattarella, dedicò la propria vita alla difesa dei principi di giustizia e legalità, pagando con la vita quella battaglia. Il presidente ha definito il suo esempio un “prezioso lascito” e ha richiamato la responsabilità di ogni cittadino nel rafforzamento della cultura della legalità. Il messaggio riprende e amplia il ricordo diffuso in mattinata in occasione dell’anniversario.
Meloni: “Un eroe dello Stato”
Al ricordo si è unita la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, secondo cui, a 44 anni dalla strage, l’esempio del generale “continua a parlarci con forza straordinaria”. La premier ha richiamato il coraggio, il senso del dovere e l’amore per l’Italia dimostrati da Dalla Chiesa anche quando era consapevole di essere nel mirino della mafia.
Meloni lo ha definito “un eroe dello Stato”, rinnovando l’impegno a non lasciare soli coloro che combattono la criminalità organizzata, difendono la legalità e servono le istituzioni.
Crosetto: “La mafia scelse di sfidare lo Stato”
Un messaggio è arrivato anche dal ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha ricordato come l’assassinio del generale non abbia colpito soltanto tre persone, ma abbia rappresentato una sfida diretta allo Stato e alle sue istituzioni.
Per Crosetto, la storia di Dalla Chiesa mostra cosa significhi assumersi fino in fondo la responsabilità di servire lo Stato, anche quando il prezzo può essere altissimo. Il ministro ha richiamato una delle convinzioni attribuite al generale sulla centralità del potere delle istituzioni e delle leggi, concludendo con un messaggio netto: “Dalla parte dello Stato. Sempre”.
Le commemorazioni a Palermo
Le celebrazioni si sono svolte anche a Palermo, in via Isidoro Carini, luogo dell’eccidio. Alla deposizione delle corone hanno preso parte il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, in rappresentanza del governo, il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, il sindaco Roberto Lagalla, il prefetto Massimo Mariani, il procuratore Maurizio de Lucia e i vertici delle forze dell’ordine.
Schifani ha definito Dalla Chiesa una testimonianza ancora attuale di tenacia e spirito di servizio nella lotta alla mafia, sostenendo che la sua fedeltà allo Stato debba continuare a essere un riferimento per chi opera nelle istituzioni. Secondo il governatore siciliano, anche grazie al lavoro del generale oggi la mafia è più debole, ma proprio per questo occorre “mantenere alta la guardia”.
Anche Lagalla ha indicato Dalla Chiesa come un modello di coraggio, legalità e responsabilità, sottolineando come ricordarne il sacrificio significhi non soltanto custodire la memoria, ma rafforzare ogni giorno il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni.
