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Curiosity su Marte: scoperte nuove strutture a nido d’ape, indizio sul clima antico

La vasta distesa a nido d'ape nella Valle Grande spinge gli scienziati a indagare sul clima marziano antico e l'evoluzione molecolare.

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Mars Science Laboratory Curiosity rover cropped.jpg

NASA — Public domain — via Wikimedia Commons (https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=21209049)

Redazione Esteri di Redazione Esteri

La Redazione Esteri di alanews.it segue e analizza i principali avvenimenti internazionali, offrendo aggiornamenti tempestivi e approfondimenti sui temi che influenzano gli equilibri globali. Il team monitora costantemente politica, economia, conflitti, diplomazia e società nei diversi continenti, con particolare attenzione all’impatto delle dinamiche internazionali sull’Italia e sull’Europa. Attraverso notizie, analisi e contenuti multimediali, la redazione racconta l’attualità globale con un approccio chiaro, verificato e basato su fonti affidabili, contribuendo a fornire ai lettori una visione completa e contestualizzata degli eventi che segnano il panorama internazionale.

Curiosity ha fotografato una vasta distesa di texture esagonali a nido d’ape nella Valle Grande su Marte a giugno. Le strutture compaiono come una coperta continua di poligoni che si estende attorno a un rilievo vicino. La missione non ha ancora una spiegazione definitiva e il team ha misurato con sistematicità geometria e composizione per capirne l’origine.

Gli scatti mostrano un campo più ampio rispetto a osservazioni precedenti dello stesso rover e hanno spinto i ricercatori a un rilievo dettagliato dell’area. L’obiettivo è verificare se piccole variazioni di morfologia e chimica indichino processi differenti alla base dello stesso disegno a nido d’ape.

Cosa mostrano le immagini e dove si trova il campo

Le tessiture sono poligoni regolari di piccola scala: ciascun elemento ha un diametro compreso tra 1.3-3 inches e molti circondano il fianco del colle soprannominato Miraflores. Le panoramiche raccolte da Curiosity documentano la ripetizione di queste celle su un’area più vasta di quanto finora registrato lungo il percorso del veicolo.

In passato Curiosity aveva già fotografato pattern esagonali attribuiti a crepe formatesi in antichi sedimenti argillosi, interpretati come segnali di cicli umido-asciutto nel clima primordiale del pianeta. Questa nuova concentrazione è però insolita per estensione e densità, motivo per cui il gruppo ha documentato con cura sia la morfologia sia la chimica superficiale, cercando variazioni locali utili a distinguere l’azione di più processi.

Le ipotesi di formazione e perché contano

Il team considera più scenari plausibili: i poligoni potrebbero derivare da fessurazioni in fango antico, ma anche da processi meccanici come l’espulsione di acqua dal sedimento durante la sepoltura. Ashwin Vasavada, scienziato di progetto presso il Jet Propulsion Laboratory, ha detto che il gruppo «ha misurato con attenzione forme e chimica» e che spera di trovare «indizi nei dati su come si sono formate» queste strutture.

La posta scientifica riguarda il passato climatico marziano. Poligoni identificati in precedenza erano stati considerati una possibile prova di cicli stagionali umido-asciutto e, secondo alcuni ricercatori, tali cicli possono favorire processi di evoluzione molecolare legati alla comparsa della vita. William Rapin, dell’Institut de Recherche en Astrophysique et Planétologie, aveva osservato in lavori precedenti come cicli bagnato-secco potessero rappresentare condizioni utili per l’evoluzione chimica.

Gli scienziati sottolineano però che la stessa texture a nido d’ape può nascere da più meccanismi geologici; per questo l’analisi combinata di immagini ad alta risoluzione e dati chimici è ritenuta essenziale per distinguere tra poligoni su Marte originati da fessurazioni da sedimento e quelli prodotti da altri processi fisici.

Il contesto della missione curiosity

La scoperta si aggiunge ad altre sorprese raccolte dal rover: Curiosity ha già rilevato indizi che l’antico ambiente di questa regione potesse sostenere la vita microbica e ha documentato cristalli di zolfo e meteoriti lucenti. Il veicolo è atterrato ad agosto 2012 e, dal 2014, sta risalendo il rilievo Mount Sharp, alto tre miglia e in passato coperto da laghi e corsi d’acqua. L’avanzata lungo i fianchi del monte consente di campionare strati con età e condizioni deposizionali diverse, il contesto ideale per mettere alla prova le ipotesi sulla genesi delle tessiture osservate nella Valle Grande.

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