La Spagna sta affrontando una delle peggiori emergenze legate agli incendi boschivi degli ultimi anni. Dall’inizio del 2026 le fiamme hanno già devastato più di 173 mila ettari di aree forestali, una superficie sei volte superiore rispetto a quella registrata nello stesso periodo del 2025. Un bilancio che, secondo le stime del ministero della Transizione ecologica, rende l’attuale stagione degli incendi una delle più gravi mai vissute dal Paese.
Incendi senza precedenti: costi fino a 3,3 miliardi di euro
L’impatto economico dell’emergenza è già enorme. Le sole attività di spegnimento hanno richiesto finora una spesa stimata tra 1,7 e 3,3 miliardi di euro. Il calcolo, però, non comprende i danni provocati dalle fiamme alle abitazioni, alle infrastrutture, alle aziende agricole, agli ecosistemi naturali, alla biodiversità e al settore turistico.
L’estensione dei roghi ha confermato il 2026 come un anno particolarmente critico per la gestione degli incendi in Spagna, con un numero di ettari bruciati molto superiore rispetto alla media recente e con conseguenze che potrebbero protrarsi anche nei prossimi mesi.
Sanchez: “Dieci incendi attivi, le prossime ore saranno decisive”
A fare il punto sulla situazione è stato il presidente del governo spagnolo Pedro Sanchez, intervenuto dal centro di comando avanzato delle operazioni di Navalcarnero, nella zona della Sierra a ovest di Madrid. Secondo il premier, in questo momento restano attivi dieci incendi forestali sul territorio nazionale, anche se l’evoluzione viene descritta come favorevole.
“Le prossime 12 ore saranno decisive”, ha spiegato Sanchez, sottolineando che il lavoro delle squadre di emergenza sarà fondamentale per consolidare i perimetri messi in sicurezza dal Sistema nazionale di Protezione civile.
Il capo del governo ha definito positivo il coordinamento tra le diverse amministrazioni durante la prima attivazione del livello 3 di emergenza nazionale per gli incendi forestali, evidenziando la collaborazione tra istituzioni e la risposta della popolazione nelle aree più colpite.
Evacuazioni e rientri: la priorità resta salvare vite
Nonostante i segnali di miglioramento, Sanchez ha invitato alla massima prudenza, ricordando che la situazione resta delicata. “Siamo in una fase di contenimento”, ha spiegato, indicando come obiettivo principale quello di proteggere le persone coinvolte.
Il premier ha auspicato che nelle ore successive potesse iniziare il ritorno nelle proprie abitazioni per alcuni residenti evacuati, soprattutto nelle zone di Avila, in Castiglia e Leon, ma ha chiesto pazienza e fiducia nelle decisioni dei tecnici.
Il rientro, ha precisato, dovrà avvenire solo quando saranno garantite condizioni di sicurezza. Già nella serata di martedì circa 20 mila persone evacuate nei comuni della Sierra occidentale di Madrid avevano potuto fare ritorno a casa.
Il governo rilancia un patto contro l’emergenza climatica
Di fronte alla crescente frequenza di eventi estremi, Sanchez ha ribadito la necessità di un accordo nazionale per affrontare l’emergenza climatica. Secondo il presidente del governo, sarà necessario rafforzare la cooperazione tra istituzioni nella prevenzione degli incendi, nella gestione delle crisi e nella successiva fase di ricostruzione.
L’obiettivo indicato è quello di migliorare la capacità del Paese di rispondere a fenomeni sempre più intensi, che negli ultimi anni hanno messo sotto pressione territori e comunità locali.
Greenpeace protesta davanti al Congresso: “La vostra inazione ci uccide”
Sul fronte delle reazioni ambientaliste, Greenpeace ha organizzato una manifestazione davanti al Congresso dei deputati spagnolo per chiedere una risposta politica più incisiva contro la crisi degli incendi.
Gli attivisti hanno utilizzato fumo artificiale, cenere e tronchi bruciati per rappresentare gli effetti devastanti dei roghi, esponendo davanti alle Cortes uno striscione con la scritta: “La Spagna brucia. La vostra inazione ci uccide”.
L’organizzazione ha spiegato di voler esprimere solidarietà alle migliaia di persone colpite dall’emergenza e di chiedere alle istituzioni interventi immediati sia sul fronte della prevenzione sia nella lotta alle cause della crisi climatica.
Secondo Greenpeace, gli incendi hanno già provocato 15 vittime dirette e coinvolto circa 100 mila persone tra evacuati e cittadini costretti a rimanere confinati nelle proprie abitazioni. Per gli ambientalisti, l’aumento degli eventi estremi rende necessario un cambio di passo nelle politiche climatiche e nella gestione del territorio.
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