Gli Stati parte della Corte penale internazionale hanno destituito Karim Khan dall’incarico di procuratore capo. La decisione è arrivata dopo quasi due anni di polemiche e indagini sulle accuse di cattiva condotta sessuale rivolte al magistrato britannico, diventato uno dei volti più noti della giustizia internazionale anche per aver chiesto i mandati d’arresto contro il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente russo Vladimir Putin.
Cpi, 82 Paesi votano per la rimozione di Karim Khan
Secondo quanto riferito da Reuters, che cita due fonti diplomatiche, 82 dei 125 Stati parte della Cpi hanno votato a favore della destituzione: tredici si sono espressi contro e 15 si sono astenuti. Si tratta della prima rimozione di un procuratore capo nella storia della Corte.
Khan, 56 anni, ha sempre respinto le accuse. I suoi legali hanno contestato anche il procedimento seguito per destituirlo, definendolo illegittimo e privo di prove sufficienti. Il magistrato era già stato sospeso nel giugno 2026, dopo che l’organismo di controllo della Corte aveva concluso un’indagine durata circa 18 mesi.
Le contestazioni riguardano il comportamento di Khan nei confronti di una giovane avvocata che lavorava nel suo ufficio e lo accompagnava durante alcune missioni internazionali. La donna sostiene di essere stata sottoposta ad atti sessuali non consensuali e a successive pressioni affinché non denunciasse quanto accaduto. Khan, al contrario, nega che tra loro ci sia mai stata una relazione sessuale.
Chi è Karim Khan, dai processi internazionali al mandato per Netanyahu
Avvocato britannico specializzato in diritto penale internazionale, Khan era stato eletto procuratore della Cpi nel 2021. In precedenza aveva lavorato nei tribunali internazionali e partecipato a procedimenti di grande rilievo, compreso quello contro l’ex presidente liberiano Charles Taylor.
Durante il suo mandato aveva ottenuto dalla Corte il mandato d’arresto contro Vladimir Putin per la presunta deportazione illegale di bambini ucraini. Nel maggio 2024 aveva poi chiesto provvedimenti analoghi contro Benjamin Netanyahu, primo ministro di Israele, e l’allora ministro della Difesa Yoav Gallant.
I giudici della Cpi avevano emesso i mandati nel novembre dello stesso anno, ritenendo che esistessero ragionevoli motivi per attribuire ai due leader responsabilità per presunti crimini di guerra e contro l’umanità commessi nella Striscia di Gaza. Tra le accuse figurano l’impiego della fame come metodo di guerra, omicidio, persecuzione e altri atti inumani. Netanyahu e Gallant hanno sempre respinto le contestazioni, mentre Israele, che non aderisce alla Cpi, ne contesta la giurisdizione.
In attesa dell’elezione di un nuovo procuratore, prevista non prima del 2027, la guida dell’ufficio dell’accusa resterà affidata ai procuratori aggiunti.
