Le critiche al disegno di legge sull’imputabilità dei minorenni, approvato dal Consiglio dei ministri, si fanno sempre più forti. Dopo la presentazione del provvedimento da parte del governo, arriva la dura presa di posizione dell’Unione delle Camere Penali Italiane, che parla di una riforma destinata a modificare profondamente l’impianto della giustizia minorile e solleva dubbi sulla sua compatibilità con la Costituzione.
I penalisti contestano il cambio di impostazione della giustizia minorile
In una nota, la Giunta dell’Unione delle Camere Penali Italiane sostiene che il disegno di legge rappresenti un intervento capace di incidere “in modo radicale sul fondamento stesso della giustizia minorile”. Secondo i penalisti, il provvedimento si inserisce in un percorso già avviato dal governo con il decreto Caivano e proseguito con altre iniziative rivolte ai minori, tra cui la prospettata estensione del fermo di prevenzione anche ai minorenni. In questo contesto, la cosiddetta “stretta anti-maranza” viene definita il segnale di una “preoccupante regressione culturale”, oltre a far emergere rilevanti dubbi di compatibilità costituzionale.
Perché la riforma viene considerata un cambio radicale
L’Unione delle Camere Penali ricorda che l’intero sistema della giustizia minorile si è sviluppato partendo dal presupposto che l’adolescenza rappresenti una fase della vita caratterizzata da una personalità ancora in formazione e da un percorso di maturazione non concluso.
Per questo motivo, spiegano i penalisti, sia il Codice penale del 1930 sia il processo penale minorile introdotto nel 1988 prevedono un accertamento concreto della maturità del ragazzo e della sua effettiva capacità di comprendere il significato delle proprie azioni prima di valutarne la responsabilità penale. La riforma, secondo l’associazione, metterebbe in discussione proprio questo principio, modificando un equilibrio consolidato nel tempo.
Il timore di una progressiva riduzione dell’età dell’imputabilità
Tra le principali preoccupazioni espresse nella nota figura anche il possibile impatto futuro del disegno di legge. Per i penalisti, infatti, il provvedimento potrebbe rappresentare il primo passo verso un percorso già evocato nel dibattito pubblico, cioè quello della progressiva riduzione dell’età dell’imputabilità.
L’associazione invita quindi a evitare risposte dettate dall’emotività o da esigenze esclusivamente securitarie, sostenendo che uno Stato liberale e democratico dovrebbe elaborare politiche fondate sui principi costituzionali, sulle evidenze scientifiche e sui dati empirici relativi alla devianza minorile.
“I minori non possono essere trattati come adulti”
Nella parte conclusiva della presa di posizione, l’Unione delle Camere Penali ribadisce che la maturità di uno Stato si misura anche dalla capacità di distinguere la condizione dei minorenni da quella degli adulti. Per questo motivo, secondo i penalisti, la risposta ai reati commessi dagli adolescenti non dovrebbe limitarsi a un irrigidimento repressivo, definito una manifestazione di intransigenza istituzionale “muscolare” e, a loro giudizio, anche illusoria. Al contrario, l’obiettivo dovrebbe essere quello di costruire strumenti d’intervento capaci di tenere conto della specificità dell’età evolutiva e dei principi che da decenni caratterizzano la giustizia minorile italiana.
