Le chat tra Gomes Clesio Tavares e Valter Lavitola sull’attentato al giornalista Sigfrido Ranucci a Pomezia il 16 ottobre 2025 sono emerse dal cellulare del primo. Per gli investigatori quei messaggi collegano l’ex editore alla banda accusata dell’azione. Le conversazioni sono state depositate negli atti per l’udienza di riesame: la Dda, coordinata dal pm Edoardo De Santis, indica riferimenti diretti a Pellegrino D’Avino, ad altri esecutori e a flussi di denaro riconducibili a Lavitola, spostando l’attenzione anche sui circuiti finanziari individuati nelle carte.
Nel fascicolo Tavares è descritto come snodo dei contatti: attraverso cinque utenze telefoniche avrebbe intrattenuto rapporti con soggetti ritenuti vicini a clan camorristici. Nell’ordinanza si legge: “Michele e Paolino Felice Russo sono sicuramente collegati a Gomes Clesio Tavares il quale risulta ricoprire nella vicenda un ruolo di singolare importanza investigativa … affiliato al clan diretto da Russo”.
Intercettazioni e flussi di denaro
Nei colloqui intercettati, citati negli atti, gli inquirenti registrano una fase di prudenza dopo il blitz esplosivo, definita un “raffreddamento comunicativo” della manovalanza. Dagli scambi ripetuti di messaggi tra Lavitola e il suo uomo di fiducia la procura mira a ricostruire l’intera catena dei contatti tra presunti mandanti ed esecutori e, soprattutto, a chiarire il possibile movente dell’attentato.
I carabinieri del Nucleo Investigativo e del gruppo Frascati hanno indirizzato gli accertamenti verso conti e circuiti di finanziamento che, secondo gli atti, avrebbero sostenuto l’attività del faccendiere. Negli atti è ricordato che Lavitola aveva già acquistato un biglietto per il Camerun; gli investigatori vogliono capire se dietro quel viaggio vi fossero canali di provvista diversi da quelli citati nelle chat. L’obiettivo, si legge nelle carte, è stabilire “chi mai finanziasse il faccendiere e con quali obiettivi”.
Le intercettazioni depositate in procura includono inoltre passaggi che collegano i pagamenti alla fase esecutiva dell’azione. “Poi, quando vidi a Pellegrino o’ principale mi diede 7mila euro”, ha detto Antonio Passariello in uno dei dialoghi captati; in un’altra conversazione il progettista dell’attentato ha confidato: “Mando uno tutto coperto di nero”. La Dda ha allegato quelle frasi agli atti per sostenere l’ipotesi di un’azione su commissione.
Nel dossier sono confluite anche denunce ed esposti anonimi indirizzati al pm Carlo Villani; dagli atti risulta che parte di quel materiale, comprensivo di accuse personali contro Ranucci, si è poi rivelata infondata.
Reazioni politiche e redazione di Report
Sul piano politico, il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari ha respinto ogni accostamento a Fratelli d’Italia e ha dichiarato a Il Giornale: “Il conduttore di Report si è inventato che avrei attivato i servizi contro di lui”.
La redazione di Report, con il conduttore Sigfrido Ranucci presente, si è riunita e ha formalizzato in un comunicato la solidarietà al giornalista: “La squadra annuncia la prosecuzione dell’iniziativa a difesa di Report”. I colleghi hanno annunciato iniziative editoriali e attività sui social per tutelare il lavoro d’inchiesta del programma.
Su mandato della Dda, i carabinieri hanno già eseguito perquisizioni e nei giorni scorsi hanno sequestrato il cellulare e il pc riconducibili a Lavitola, dispositivi ora al centro di verifiche contabili condotte sotto il coordinamento del pm Edoardo De Santis.
