17 luglio 2026 – La Cina ha respinto con durezza le accuse lanciate da Donald Trump durante un discorso televisivo rivolto alla nazione. Il presidente statunitense ha sostenuto che Pechino avrebbe interferito nelle elezioni presidenziali del 2020, vinte da Joe Biden, e che alcune informazioni sarebbero state nascoste dalle stesse agenzie di intelligence americane. Una ricostruzione che, però, non trova conferma nelle valutazioni ufficiali pubblicate negli ultimi anni.
Trump: “La più grande compromissione di dati elettorali della storia”
Nel corso di un intervento durato circa 25 minuti dalla East Room della Casa Bianca, Trump ha annunciato la declassificazione di una serie di documenti sulle presunte vulnerabilità del sistema elettorale americano.
Secondo il presidente, la Cina avrebbe ottenuto i dati relativi a circa 220 milioni di elettori statunitensi, realizzando quella che ha definito “la più grande compromissione di dati elettorali della storia”. Trump ha inoltre accusato alcuni esponenti del cosiddetto “deep state” e delle agenzie di intelligence di aver ridimensionato o nascosto le attività condotte da Pechino.
I documenti pubblicati dalla Casa Bianca sono, tuttavia, in gran parte oscurati. Alcuni sembrano riferirsi alla raccolta di informazioni sugli elettori americani, ma non dimostrano che la Cina abbia modificato i voti, manipolato le macchine elettorali o alterato il risultato delle presidenziali. In diversi Stati, inoltre, alcune informazioni contenute nelle liste elettorali possono essere acquistate legalmente.
Cina: “Le accuse sono completamente inventate”
La risposta di Pechino è arrivata venerdì 17 luglio. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese Lin Jian ha definito le accuse “completamente inventate” e parte di una campagna finalizzata a screditare la Cina.
“Non abbiamo alcun interesse a interferire nelle elezioni statunitensi e non lo abbiamo mai fatto”, ha dichiarato Lin durante il consueto briefing con la stampa. Il portavoce ha poi invitato Washington a smettere di utilizzare la Cina nel confronto politico interno e a non formulare accuse prive di fondamento.
La posizione cinese coincide, almeno in parte, con il rapporto pubblicato nel 2021 dalla comunità di intelligence statunitense. Gli analisti conclusero con “alta probabilità” che Pechino non avesse condotto operazioni destinate a modificare il risultato delle elezioni del 2020. Anche una valutazione minoritaria, più critica nei confronti della Cina, specificava di non avere informazioni che indicassero tentativi di interferire direttamente nei processi elettorali.
Elezioni Usa, i democratici temono interferenze nelle midterm
Le accuse di Trump hanno provocato anche la reazione dei democratici. Mark Warner, senatore della Virginia e vicepresidente della commissione Intelligence del Senato, ha definito il discorso un insieme di “menzogne e teorie del complotto smentite da tempo”.
“È soltanto il preludio a un tentativo di interferire nelle nostre elezioni di metà mandato: non cascateci”, ha scritto Warner su X.
Anche il senatore dell’Arizona Mark Kelly ha accusato Trump di considerare regolare un’elezione soltanto quando vince: “Se perde, allora c’è stata una frode”. Secondo Kelly, il presidente starebbe riesumando il voto del 2020 per distogliere l’attenzione dalle difficoltà economiche e politiche del Paese.
Il discorso arriva a pochi mesi dalle elezioni di metà mandato di novembre, nelle quali i repubblicani dovranno difendere le proprie maggioranze al Congresso. Trump ha sfruttato l’intervento anche per chiedere l’approvazione del Save America Act, che introdurrebbe requisiti più rigidi sull’identificazione e sulla cittadinanza degli elettori. Il rischio, denunciato dai democratici, è che le accuse contro la Cina servano soprattutto a preparare il terreno per contestare in anticipo un eventuale risultato sfavorevole.
