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Stasera in TV il capolavoro di Özpetek: trama, cast, curiosità e spiegazione del finale de “Le fate ignoranti”

Il capolavoro di Özpetek torna in prima serata: trama, cast e la spiegazione del finale.

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Margherita Buy e Stefano Accorsi in una scena del film Le fate ignoranti di Ferzan Ozpetek

Il primo scontro frontale tra Antonia (Margherita Buy) e Michele (Stefano Accorsi) nell'attico. / Credits: Medusa Film

Carmela Cassese di Carmela Cassese

C’è un prima e un dopo nel cinema italiano, e quel confine lo ha tracciato Ferzan Özpetek. Per chi ha voglia di rivedere, o scoprire, un cult assoluto, l’appuntamento è stasera in TV su La7 alle ore 21:15.

Con questa sua terza opera, il regista si rivolge direttamente alla borghesia dell’epoca, costringendola a guardare in faccia una realtà troppo a lungo lasciata ai margini, non con l’intento di imporre tesi precostituite, ma con il semplice e potente obiettivo di generare consapevolezza reciproca. Una storia di assenze, segreti e rinascite che evita abilmente la retorica strappalacrime per concentrarsi sulla forza d’urto degli imprevisti.

La trama e il cast de Le Fate Ignoranti

La trama si snoda attorno ad Antonia, una pragmatica dottoressa specializzata in malattie infettive, la cui perfetta e geometrica esistenza viene improvvisamente rasa al suolo dalla morte del marito Massimo in un incidente stradale. Nel riordinare i suoi effetti personali, la donna si imbatte in una dedica sul retro di un quadro intitolato proprio “Le fate ignoranti”.

Decisa a scoprire l’identità dell’amante, Antonia rintraccia l’indirizzo della sua nemesi, scoprendo però che il rivale è Michele, un giovane uomo che vive in uno straordinario attico romano circondato da una eclettica, rumorosa e affettuosissima comunità. Un microcosmo alternativo nato proprio per difendersi dal rifiuto e dai pregiudizi della società circostante.

A dare vita a questo scontro di mondi è una coppia di protagonisti in stato di grazia. Margherita Buy tratteggia magistralmente l’evoluzione di Antonia, che passa dall’essere una fortezza impenetrabile a una donna che impara a respirare fuori dagli schemi anche grazie al forte legame che stringe con Ernesto, un ragazzo malato terminale di AIDS interpretato con delicatezza da un giovane Gabriel Garko. Al suo fianco, Stefano Accorsi regala a Michele una sensibilità magnetica e fiera, ideale contrappeso alla rigidità della vedova, mentre Andrea Renzi incarna il fantasma di Massimo e Serra Yilmaz veste i panni dell’accogliente e saggia amministratrice della casa.

Per dare spessore psicologico a questo delicato incontro di mondi, Özpetek sceglie di scardinare le regole della regia classica proprio attraverso lo sguardo dei suoi attori. Il regista turco si sofferma infatti non su chi sta parlando, ma sulle reazioni silenziose e sulle espressioni facciali di chi ascolta, restituendo allo spettatore tutta la complessità interiore dei protagonisti mentre si osservano e si scoprono a vicenda.

È proprio questa tensione sotterranea a preparare il terreno per lo scontro frontale. La collisione tra le due realtà tocca il culmine in un furioso litigio tra Antonia e Michele che, pur ricalcando la dinamica di una tipica scenata di gelosia eterosessuale, si trasforma in una spietata resa dei conti tra il rigido perbenismo di lei e l’eccentricità di lui. Una sequenza chiave che finisce per dimostrare ad entrambi come non esista mai un’unica e rassicurante verità.

 

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Le curiosità sul film del regista turco

Il film custodisce diverse curiosità che ne spiegano l’enorme impatto storico. Uscito nel 2001, si inserisce perfettamente nel caldissimo dibattito politico italiano successivo al World Pride di Roma del 2000. Il legame viscerale con quel momento storico si palesa nei titoli di coda, dove le riprese del backstage si fondono con le immagini reali della manifestazione.

È qui che trova senso una delle scene più celebri della pellicola, in cui i protagonisti posano davanti a degli striscioni. Un espediente visivo con cui il regista ha voluto idealmente unire la finzione alla realtà del Paese. A fare da collante emotivo a questa rivoluzione culturale è la colonna sonora firmata dai Tiromancino, la cui melodia accompagna i destini dei personaggi.

La spiegazione del finale

Tutti i fili di questa complessa ragnatela emotiva si annodano nell’enigmatica inquadratura finale, dove una superstizione domestica si trasforma in pura poesia visiva. Quando Antonia decide di andarsene, portandosi dietro non solo una nuova consapevolezza di sé, ma anche una gravidanza che è l’ultimo, inatteso lascito di Massimo. Il congedo da Michele non ha bisogno di grandi discorsi, ma si consuma in un silenzio e un addio sospeso.

Il ragazzo, rimasto solo con i propri pensieri, compie un gesto apparentemente folle: lascia scivolare dalle dita un bicchiere di vetro, sfidando quella credenza popolare, sentita tra le mura dell’attico, secondo cui un vetro infranto sancisce la perdita definitiva di un legame. Quel bicchiere, cadendo sul pavimento, resta incredibilmente intatto.

Özpetek chiude così la sua opera su un miracolo quotidiano che è anche una presa di coscienza intima. Michele riconosce finalmente l’esistenza di una connessione profonda e indissolubile con Antonia, un’affinità nata dal dolore comune che sopravvive alla partenza di lei. Entrambi hanno varcato un punto di non ritorno; si sono scontrati, si sono scavati dentro e, ora che si lasciano alle spalle la memoria del fantasma che li ha uniti, sanno che nessuno dei due potrà mai più rientrare nei propri vecchi confini.

Ed in questo momento che si chiarisce anche il significato del titolo. Le “fate ignoranti” indicano quelle persone che irrompono nella vita altrui scardinandone i vecchi schemi mentali. Si tratta di individui “ignoranti” rispetto alle convenzioni sociali e ai pregiudizi, ma dotati di una spontanea capacità di accoglienza ed empatia.

Nella dinamica del film, queste figure non hanno il compito di legarsi stabilmente ai protagonisti, ma fungono da catalizzatori: informano della propria esistenza, portano a prendere coscienza gli uni degli altri e spingono a superare i propri limiti, indirizzando i personaggi verso una reale libertà e indipendenza.

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