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L’Ue vieta i termini “carne” per i prodotti vegetali: i dettagli

Nuove regole Ue vietano l’uso di nomi come “bistecca” e “filetto” per prodotti vegetali, ma restano ammessi termini generici. Reazioni contrastanti da politica e industria

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La bandiera dell'Ue

La bandiera dell'Ue (Unione europea) | Pixabay @PeskyMonkey - alanews.it

Giacomo Camelia di Giacomo Camelia

Nato a Carate Brianza nel 2000, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione presso l’Università degli Studi di Milano. Lavoro come redattore web dal 2024. Adoro il cinema e la musica anche se la mia passione più grande riguarda lo sport, il calcio in particolare

Roma, 6 marzo 2026 – Un passo decisivo per la definizione delle etichette alimentari nell’Unione Europea: Consiglio e Parlamento Ue hanno raggiunto un accordo sul cosiddetto “meat sounding”, la pratica di utilizzare termini tradizionalmente associati alla carne per prodotti a base vegetale o alternative proteiche. La normativa stabilisce che termini quali “bistecca”, “filetto” e “fegato” siano riservati esclusivamente ai prodotti contenenti carne vera, escludendo anche quelli derivati da colture cellulari.

Ue e le nuove regole sul “meat sounding”

L’accordo, ancora da confermare formalmente dalle due istituzioni europee, vieta l’uso di 31 termini specifici riferiti a vari tipi di carne e tagli — tra cui manzo, vitello, maiale, pollame, agnello, oltre a tagli come coscia, costine, petto e pancetta — per qualsiasi prodotto che non contenga carne animale. Tuttavia, permangono consentite le denominazioni generiche come “burger”, “salsiccia” e “nuggets” anche per prodotti plant-based o a base di proteine alternative.

Una volta approvata, la normativa darà ai produttori un periodo di transizione di tre anni per adeguarsi alle nuove disposizioni.

Reazioni dal mondo politico e industriale

Il Ministro dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare, Francesco Lollobrigida, ha definito la decisione europea una “importante svolta per ricondurre le cose alla normalità”. Il presidente di Assocarni, Serafino Cremonini, ha accolto con favore l’intesa sottolineando come rappresenti un passo fondamentale per la tutela della filiera zootecnica e la chiarezza nei confronti dei consumatori. Anche Coldiretti ha espresso apprezzamento per il contributo dato alla trasparenza alimentare.

Al contrario, alcune voci critiche, come il vicepresidente del Senato e senatore della Lega, Gian Marco Centinaio, hanno evidenziato una mancanza di coraggio da parte delle istituzioni comunitarie, lamentando che l’uso di termini come “salsiccia” per prodotti vegetali possa generare confusione tra i consumatori.

Dal settore plant-based italiano arrivano invece preoccupazioni. Il mercato dei prodotti a base vegetale in Italia ha superato i 639 milioni di euro nel 2024, con una crescita del 7,6% rispetto all’anno precedente e una penetrazione che coinvolge circa il 59% delle famiglie italiane. Massimo Santinelli, CEO di Biolab, ha definito l’accordo una “occasione mancata per l’industria alimentare italiana”, sottolineando le implicazioni per la competitività e il futuro del settore.

L’intesa rappresenta dunque un momento cruciale nella regolamentazione degli alimenti proteici alternativi, con impatti significativi sulle strategie di mercato e sulle aspettative dei consumatori.

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