Dal 16 aprile arriva nelle sale ‘Alla Festa della Rivoluzione’, il film che racconta l’impresa di Fiume del 1919, tra intrighi politici, amori impossibili e vendette private sullo sfondo della rivoluzione visionaria guidata da D’Annunzio.
Nel cast Maurizio Lombardi nei panni del Vate, Valentina Romani in quelli di Beatrice, una determinata spia al servizio della Russia, Nicolas Maupas nel ruolo di Giulio, un medico e disertore della Grande Guerra, oltre a Darko Peric e Riccardo Scamarcio.
“La più grande fascinazione è stata quella di raccontare una rivoluzione poco conosciuta. Ho cercato di mescolare diversi generi: storia d’amore, romanzo storico di Claudia Salaris, spy story e action. Mi piaceva fare un film che dialogasse con il pubblico. D’Annunzio è il primo a capire che la politica può diventare spettacolo, ma allo stesso tempo porta con sé l’amore per un potere verticale. E questo film racconta anche la seduzione del potere, come le masse possono essere sedotte dall’uomo forte. In questo caso, un poeta che voleva creare la sua utopia”, ha raccontato il regista Arnaldo Catinari al termine dell’anteprima all’Anteo Palazzo del Cinema di Milano, dove ha dialogato con il pubblico insieme agli attori Romani, Lombardi, Maupas e Scamarcio.
Catinari ha poi sottolineato come il cinema italiano “spesso senta la paura di fare intrattenimento, di raccontare storie che abbiano una base storica perché prima del racconto c’è l’ideologia. Quest’ultima è un problema per leggere la realtà”.
La pellicola, prodotta da Fulvio e Federica Lucisano con Italian International Film e RAI Cinema, ha ricevuto il contributo del fondo per lo sviluppo nel cinema e nell’audiovisivo dal Ministero della Cultura, tema al centro del dibattito dopo il mancato finanziamento al docufilm su Giulio Regeni ‘Tutto il male del mondo’. Sul caso, il regista Catinari ha commentato: “Ho visto il docufilm e mi è piaciuto molto. Credo che non ci sarebbe stata nessuna ragione per non dare finanziamenti. Forse non rientrava nei criteri della Commissione. Mi sfugge davvero la ragione profonda di quella scelta, ma una questione politica di fondo non avrebbe senso. Forse sono troppo idealista e penso che certe dinamiche non siano possibili”.





