Nato a Bologna quasi sessant’anni fa, Zanardi non è stato solo un pilota di Formula 1 o un volto noto della serie CART. È stato un uomo che ha riscritto la parola “impossibile”. Nel 2001, un incidente terribile gli ha portato via entrambe le gambe, ma non la voglia di lottare. Da quella tragedia è nata una nuova vita, fatta di medaglie paralimpiche e di un coraggio che ha ispirato milioni di persone in tutto il mondo. Più che un campione dello sport, Alex è stato un simbolo di rinascita e di speranza.
Alex Zanardi è nato a Bologna e cresciuto a Castel Maggiore, dove ha coltivato fin da ragazzo la passione per i motori. Sui kart si è fatto notare presto per il suo talento, vincendo gare che annunciavano un futuro importante. Dopo la Formula 3 e la Formula 3000, nel 1991 arriva l’esordio in Formula 1 con la Jordan. Da lì passa a Minardi, Lotus e Williams, affrontando un mondo spietato, dove non bastano solo abilità al volante ma anche capacità di gestire sponsorizzazioni e strategie. La concorrenza è dura, ma Zanardi si fa rispettare dentro e fuori la pista. In quegli anni incontra Daniela, la compagna che gli starà sempre accanto.
Il salto nella serie americana CART cambia la sua carriera: qui arriva il successo più grande, con due titoli mondiali nel 1997 e 1998. Diventa “The Italian Legend”, grazie a sorpassi rimasti nella memoria degli appassionati. Poi, nel settembre 2001, l’incidente sul circuito tedesco di Lausitzring: una collisione ad alta velocità lo costringe a perdere entrambe le gambe.
Dalla tragedia alla rinascita: un esempio per tutti
La tragedia non spezza il suo spirito. Dopo più di 15 operazioni e diversi arresti cardiaci, Zanardi sorprende tutti tornando a correre, questa volta con vetture modificate per essere guidate con le mani. La sua ironia non manca mai, come quando scherza sulle sue “gambe più alte”.
La seconda vita di Zanardi si apre nello sport paralimpico. Con l’handbike conquista 4 ori e 1 argento a Londra 2012, replica con altre medaglie a Rio 2016 e domina i campionati mondiali con 12 titoli. Non è solo un atleta: diventa un punto di riferimento per chi affronta sfide simili, promuovendo progetti per migliorare la mobilità e la tecnologia per i disabili. Organizza maratone benefiche e sensibilizza l’opinione pubblica con la sua energia e determinazione.
L’incidente del 2020 e il silenzio degli ultimi anni
Il 19 giugno 2020, sulle colline toscane vicino a Pienza, un nuovo grave incidente in handbike lo vede coinvolto in uno scontro con un camion. Le ferite sono gravi, con fratture al volto e altre lesioni che lo tengono in coma per mesi, seguiti da interventi e una lunga riabilitazione. Rientrato a casa a fine 2021, ha proseguito il recupero sotto la cura della famiglia e dei medici.
Da allora, la sua salute è stata protetta con discrezione, rispettando la privacy di un uomo che ha sempre preferito agire piuttosto che parlare. La notizia della sua morte, diffusa dall’associazione Obiettivo 3, da lui fondata per aiutare atleti disabili, chiude un capitolo di straordinario coraggio e passione.
Alex Zanardi lascia un vuoto enorme nello sport e nella società. La sua storia rimarrà un simbolo di forza e resilienza, la prova che si può reinventare la vita anche dopo le prove più dure. In ogni sua impresa c’è la storia di un uomo che ha trasformato il limite in traguardo, fino all’ultimo respiro.






