Giorgia Meloni è atterrata a Erevan per recarsi al Karen Demirchyan Sports and Concert Complex, dove l’ottava riunione della Comunità politica europea è alle porte. Da un lato, la voglia di mettere in campo una vera alleanza; dall’altro, la realtà dura che nessuno può ignorare. Poco fa, la stretta di mano con il primo ministro armeno Nikol Pashinyan ha confermato quanto questa città sia diventata un crocevia strategico per la diplomazia del continente e oltre.
Meloni a Erevan
Il 4 maggio 2026 ha visto radunarsi a Erevan i leader di 34 Paesi e le figure chiave delle istituzioni europee. Oltre a Meloni, sono arrivati il presidente del Consiglio europeo António Costa, la presidente del Parlamento Roberta Metsola e la presidente della Commissione Ursula von der Leyen. La presenza dell’alto rappresentante per gli Affari esteri, Kaja Kallas, sottolinea quanto i temi in agenda siano strategici in un momento geopolitico così delicato. Per la prima volta, è con noi anche il primo ministro canadese Mark Carney, segno che il dialogo si amplia oltre i confini del Vecchio Continente.
La giornata è scandita da sessioni plenarie, confronti a più voci e tavoli tematici. Si parla di resilienza democratica, fondamentale per difendersi dalle minacce ibride, di connettività e sicurezza economica, ma anche di transizione verde, un tema ormai centrale per il futuro europeo. Tra gli ospiti ci sono anche i segretari generali della Nato, del Consiglio d’Europa e dell’Osce, che portano il loro contributo con idee e visioni.
La premier in prima linea contro il narcotraffico, focus sulle iniziative ECAD
Non solo presenza istituzionale: la presidente Meloni guida anche la seconda riunione della Coalizione europea contro le droghe , che co-presiede insieme al presidente francese Emmanuel Macron. L’obiettivo è chiaro: trovare soluzioni concrete contro il narcotraffico, lavorando a stretto contatto con organizzazioni internazionali e Paesi membri, dentro e fuori l’Unione Europea.
Le iniziative per il 2026 puntano su tre fronti. Primo, il contrasto ai traffici transnazionali, ormai molto sofisticati e che richiedono un coordinamento rapido e senza confini tra le forze dell’ordine. Secondo, l’attacco ai flussi finanziari illeciti, al riciclaggio e alla corruzione: la strategia è seguire i soldi per colpire il cuore economico delle organizzazioni criminali. Infine, il rafforzamento delle politiche di prevenzione e recupero, con progetti sul territorio che riguardano educazione, reinserimento e sostegno alle vittime.
Questa doppia presenza italiana a Erevan conferma la volontà di Roma di giocare un ruolo da protagonista, non solo nella sicurezza interna ma anche nella cooperazione internazionale su temi delicati e decisivi. Il vertice diventa così un punto di svolta, dove sicurezza, politica e strategia si intrecciano guardando al domani.






