Péter Magyar ha intenzione di spegnere i notiziari dei media statali in Ungheria. Da tempo, quelle trasmissioni erano il megafono fedele del governo Orbán; ora, si chiude un’era. La vittoria schiacciante del partito Tisza, guidato da Magyar, ha segnato il punto di non ritorno. Il nuovo governo, atteso per metà maggio, si prepara a riscrivere le regole dell’informazione pubblica in Ungheria.
Magyar vuole rivoluzionare tv e radio in Ungheria
Il partito Tisza di Péter Magyar ha ottenuto una larga maggioranza, addirittura due terzi dei seggi in parlamento. Un risultato che gli darà il potere di cancellare molte delle riforme costituzionali varate da Viktor Orbán, protagonista della destra illiberale europea per oltre dieci anni. Con questa vittoria, Magyar rompe anche il monopolio informativo che Orbán aveva costruito intorno ai media pubblici.
In un’intervista a Kossuth Radio, Magyar ha detto chiaro e tondo che il servizio pubblico deve tornare a fare informazione vera e indipendente. Ha ricordato come finora l’opposizione fosse praticamente esclusa dalle trasmissioni statali. Ma ha anche ammesso che servirà tempo per varare una nuova legge sui media e per creare un’autorità di controllo autonoma, capace di garantire l’imparzialità.
Subito dopo, ospite a un programma tv, Magyar ha detto di essere intenzionato a chiudere tutti i programmi non oggettivi e imparziali che hanno contribuito alla propaganda di Orbán, paragonando il loro modus operandi a quello del Ministro della Propaganda del Terzo Reich, Joseph Goebbels, e alla Corea del Nord.
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Media sotto Orbán: un sistema di propaganda radicato
Negli anni di governo di Orbán, soprattutto dal 2018 in poi, i media ungheresi sono finiti nelle mani di fedelissimi del premier. La Central European Press and Media Foundation , nata da alleati di Orbán, controlla oggi oltre quattrocento testate, radio e televisioni.
Questo ha trasformato i media pubblici in un megafono del governo, schiacciando la pluralità e soffocando la libertà d’informazione. L’opposizione è stata quasi del tutto esclusa da talk show, telegiornali e programmi pubblici, svuotando di senso il ruolo di servizio pubblico che questi mezzi dovrebbero avere.
Critici dentro e fuori il paese hanno più volte denunciato questa situazione come una grave ferita alla democrazia e all’indipendenza dei media, con una narrazione sempre più controllata e monolitica.
Il futuro dei media e il nuovo governo in arrivo
Dopo il successo alle urne, Péter Magyar ha incontrato il presidente della Repubblica, Tamás Sulyok, per avviare la formazione del nuovo governo. L’insediamento è previsto per metà maggio 2026.
La sfida più urgente sarà rifondare i media pubblici, riportare un’informazione libera e pluralista, e riformare gli organismi di controllo per garantire trasparenza e autonomia. Non sarà un percorso facile: servirà smantellare le influenze politiche accumulate in anni di dominio e costruire istituzioni che rispettino davvero la missione di servizio pubblico.
Il governo Tisza promette di riportare equilibrio nel panorama dell’informazione, rispondendo alla crescente domanda degli ungheresi di notizie affidabili e trasparenti. Resta però da vedere come reagiranno le forze politiche ancora all’opposizione e gli stessi apparati statali coinvolti in questa trasformazione.






