New York, 9 marzo 2026 – Donald Trump, intervistato dal New York Post, ha espresso il suo disappunto riguardo alla recente nomina di Mojtaba Khamenei a Guida Suprema dell’Iran, avvenuta l’8 marzo 2026. Pur non rivelando i suoi piani nei confronti del figlio di Ali Khamenei, Trump ha dichiarato con chiarezza: “Non ve li dirò. Non sono contento di lui“. Queste parole arrivano in un contesto di forte tensione internazionale, dopo che Trump aveva minacciato di eliminare qualsiasi successore di Ali Khamenei che assumesse il potere senza il suo consenso.
Trump e la nomina di Mojtaba Khamenei: un’apertura al confronto ma con riserve
L’ascesa di Mojtaba Khamenei, già figura di spicco del regime iraniano e comandante della milizia paramilitare Basij, è stata ufficializzata dall’Assemblea degli Esperti iraniana a seguito della morte del padre, Ali Khamenei, avvenuta il 28 febbraio 2026 durante un attacco israelo-statunitense. Mojtaba, noto per le sue posizioni ultraconservatrici e il sostegno al programma nucleare iraniano, è stato definito da Trump un “peso leggero“, ma la sua nomina rappresenta un punto di svolta nel panorama politico iraniano.
Trump ha inoltre sottolineato che gli USA non sono affatto vicini all’invio di truppe in Iran, smentendo speculazioni su un possibile intervento militare, e ha affermato che “non abbiamo ancora deciso” riguardo a questa eventualità.
Il contesto geopolitico e le implicazioni per la politica estera degli USA
La nomina di Mojtaba Khamenei arriva in un momento delicato per la politica internazionale, con un nuovo piano di pace a 19 punti negoziato tra USA e Ucraina e un clima di tensioni elevate nella regione mediorientale. La posizione di Trump si inserisce in un quadro dove la sua amministrazione, pur mostrando apertura al dialogo con i partner internazionali sul piano di pace, mantiene una linea dura nei confronti dell’Iran.
Il presidente americano, noto per la sua leadership controversa e le sue tattiche di negoziazione, conferma così la sua attenzione verso la situazione iraniana senza però anticipare mosse strategiche, mantenendo un certo riserbo sulle future azioni degli USA in Medio Oriente.






