Roma, 9 maggio 2026 – In una serie di dichiarazioni rilasciate al Corriere della Sera, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha espresso un netto disappunto nei confronti degli alleati europei, in particolare l’Italia, riguardo alla gestione della crisi nello Stretto di Hormuz e al supporto militare nella guerra in Iran. Le sue parole hanno acceso nuovamente i riflettori sulle tensioni transatlantiche e sulle strategie militari statunitensi in Europa.
Trump critica l’assenza dell’Italia nella crisi di Hormuz
Durante l’intervista, Trump ha sottolineato con fermezza: “L’Italia non c’era quando ne avevamo bisogno”, replicando così all’ipotesi che Roma potesse fornire dragamine per proteggere le rotte marittime dopo il cessate il fuoco in Iran. Il presidente ha rimarcato il proprio impegno verso l’Italia, ma ha evidenziato come, a suo avviso, il contributo italiano sia stato insufficiente in un momento critico.
Inoltre, Trump ha ribadito la sua intenzione di considerare il ridimensionamento delle truppe statunitensi presenti in Italia, così come in Germania e Spagna, in risposta alla mancanza di sostegno da parte di questi Paesi nella gestione del conflitto iraniano. Attualmente, in Italia sono schierati circa 13 mila soldati americani, mentre in Spagna se ne contano 4 mila.
Frustrazione e incertezza sulle alleanze Nato
Il presidente ha espresso una crescente frustrazione verso alcuni alleati, soprattutto Gran Bretagna e Germania, per la loro riluttanza a collaborare nella missione di sicurezza nello Stretto di Hormuz, cruciale per il transito commerciale globale. Trump ha dichiarato che chiederà al Congresso di valutare la protezione militare fornita a Paesi che, a suo dire, non ricambiano adeguatamente questo sostegno.
Nel contesto di questa tensione, Trump ha confermato di stare ancora valutando lo spostamento delle truppe americane dalle basi italiane, un tema che resta aperto e oggetto di discussione interna all’amministrazione statunitense. L’esperto statunitense David A. Graham ha evidenziato come questa situazione rifletta il conflitto interno del presidente tra la necessità di mantenere basi strategiche e la delusione per la mancanza di solidarietà degli alleati europei.
Le tensioni sul fronte militare si aggiungono alle difficoltà nella diplomazia con l’Iran e alla gestione della guerra, che continua a influenzare profondamente gli equilibri geopolitici e le relazioni transatlantiche.






