Quattordici morti in un solo giorno: è questo il bilancio pesante degli attacchi israeliani nel sud del Libano, dove il cessate il fuoco sembra solo una parola vuota. Tra le vittime, due donne e due bambini; altri 37 feriti cercano ancora soccorso tra le macerie. Intanto, sul versante israeliano, il confine trema. I sindaci delle città vicine hanno deciso: scuole chiuse, una misura presa per proteggere i più giovani dal lancio incessante di razzi e droni orchestrati da Hezbollah, il gruppo armato sciita che continua a far sentire la sua presenza.
La situazione in Libano: nuovi attacchi tra Israele e Hezbollah
Secondo i media locali, l’esercito israeliano ha lanciato attacchi aerei mirati contro diversi villaggi nel sud del Libano, tra cui Yater, Khirbet Salem, Kafra, Burj Kalawiyya e Beit Yakhon. Questi raid sono stati confermati dalla stampa israeliana, anche se Tel Aviv non ha ancora rilasciato commenti ufficiali dettagliati. La situazione resta calda, con il confine che continua a essere teatro di scontri e ritorsioni frequenti.
L’episodio più grave riguarda la morte di un giovane soldato israeliano di 19 anni, Idan Fooks, ucciso da un attacco con droni di Hezbollah nel sud del Libano. Oltre a lui, sei persone sono rimaste ferite, tra cui un ufficiale e altri militari. Questi scontri mettono in luce la crescente pericolosità delle operazioni con droni e missili di precisione lungo la linea di confine, con ripercussioni dirette sulle truppe israeliane e un’escalation della tensione.
Evacuazioni e nuove minacce da Teheran
In risposta alle violazioni del cessate il fuoco da parte di Hezbollah, l’esercito israeliano ha ordinato l’evacuazione di sette villaggi a nord del fiume Litani, nel sud del Libano. Il portavoce delle Forze di Difesa israeliane, colonnello Avichay Adraee, ha parlato di una risposta “decisa” all’attività “terroristica” di Hezbollah, che continua a ignorare la tregua.
Nel frattempo, le Guardie Rivoluzionarie iraniane, tramite il comandante della Forza Quds Esmail Qaani, hanno assicurato il loro sostegno militare a Hezbollah. Qaani ha sottolineato la coesione all’interno del cosiddetto “Fronte di Resistenza” e ha ricordato che Israele non ha mai raggiunto i suoi obiettivi nelle guerre degli ultimi decenni, citando la “sconfitta” nel sud del Libano come un fatto storico inevitabile. La Forza Quds, responsabile delle operazioni all’estero, resta un pilastro fondamentale del supporto iraniano nella regione.
Bilancio pesante e scontro politico
Dal 2 marzo, quando è ripresa l’offensiva aperta tra Israele e Hezbollah, il ministero della Salute libanese conta almeno 2.509 morti e 7.755 feriti causati dai raid israeliani. Sono numeri drammatici, che raccontano settimane di combattimenti intensi e bombardamenti che hanno devastato vaste zone del Libano.
Hezbollah, dal canto suo, respinge le accuse mosse dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che ha puntato il dito contro il gruppo per mettere a rischio il cessate il fuoco. Con un comunicato ufficiale, Hezbollah ha dichiarato che gli attacchi contro Israele, sia nel sud del Libano sia nel nord di Israele, sono una risposta legittima alle continue violazioni israeliane. Il movimento sciita ribadisce la volontà di difendere il territorio e la sovranità libanese, condannando l’occupazione israeliana e promettendo una resistenza forte e costante.
Nel frattempo, la chiusura delle scuole nelle città israeliane lungo il confine racconta di una popolazione civile costretta a convivere con paure e restrizioni ogni giorno. La decisione è arrivata nonostante il cessate il fuoco, a dimostrazione di un clima di incertezza e allerta che continua a tenere sotto scacco la zona di confine.






