In Libano più di un milione di persone rischiano di affrontare una crisi alimentare senza precedenti. Secondo l’ultimo rapporto dell’Ocha, tra aprile e agosto oltre 1,2 milioni di libanesi potrebbero trovarsi in gravi difficoltà nel procurarsi cibo, quasi un quarto della popolazione. Il cessate il fuoco con Israele tiene a stento, ma le tensioni non accennano a diminuire. Dietro questa allerta c’è un tessuto sociale ed economico sempre più lacerato, destinato a soffrire se la situazione non cambia in fretta.
Libano: rischio crisi alimentare
Secondo l’Ocha, la crisi alimentare in Libano è una diretta conseguenza dell’escalation delle violenze iniziata a marzo. Milioni di persone sono state costrette a fuggire dalle proprie case, perdendo spesso tutto. I mercati locali sono sotto stress, e il calo degli aiuti internazionali arriva proprio quando servirebbero di più. Il cibo c’è ancora, ma non tutti possono permetterselo: prezzi alle stelle e redditi in caduta libera hanno ridotto il potere d’acquisto delle famiglie, rendendo difficile mettere qualcosa di buono in tavola. A peggiorare il quadro ci sono i danni alle infrastrutture, che limitano l’accesso all’acqua potabile e ai servizi sanitari, aggravando la crisi.
Raid e evacuazioni nel sud: la tensione non si placa
Sul terreno, la tensione resta alle stelle. L’esercito israeliano ha ordinato nuove evacuazioni in diversi villaggi del sud del Libano, tra cui Doueir, Arabsalim e Jibchit. Secondo Tel Aviv, queste mosse sono necessarie per affrontare le “minacce” di Hezbollah, accusato di violare il cessate il fuoco. I raid aerei si susseguono, alimentando timori di un’escalation in una zona già fragile e provata da anni di conflitti e crisi.
Iran e Libano: la pace appesa a un filo
Sul fronte diplomatico, il vicepresidente del Parlamento iraniano Ali Nikzad ha messo in chiaro che qualsiasi negoziato di pace con gli Stati Uniti dipende dalla fine degli attacchi contro il Libano. In un’intervista ad Al-Manar, Nikzad ha ribadito il legame stretto tra Iran e Hezbollah, definendo il movimento sciita “l’anima dell’Iran” e sottolineando la loro unità. Ha inoltre menzionato la chiusura dello Stretto di Hormuz come una mossa strategica per spingere verso la pace in Libano. Questi segnali mostrano come la stabilità nel paese resti fragile, intrappolata tra tensioni interne e giochi geopolitici che rendono il cammino verso la pace ancora più incerto.






