Bruxelles, 23 aprile 2026 – La Corte penale internazionale (CPI) ha confermato la propria giurisdizione nel procedimento penale a carico dell’ex presidente filippino Rodrigo Roa Duterte, aprendo formalmente la strada al suo processo per presunti crimini contro l’umanità connessi alla cosiddetta “guerra alla droga” condotta durante il suo mandato.
La decisione della CPI
La Camera d’appello della CPI, con una decisione presa a maggioranza, ha respinto integralmente il ricorso presentato dalla difesa di Duterte, ratificando così la decisione preliminare emessa il 23 ottobre 2025. Secondo il giudizio dei magistrati, la Corte può esercitare la propria giurisdizione sui presunti crimini commessi nel territorio delle Filippine nel periodo in cui il Paese era parte dello Statuto di Roma, ossia tra il 1° novembre 2011 e il 6 marzo 2019.
La Corte ha inoltre evidenziato come consentire a uno Stato di sottrarsi alle proprie responsabilità dopo l’avvio delle indagini sarebbe “incompatibile” con l’obiettivo dello Statuto, che mira a “porre fine all’impunità per i responsabili dei crimini più gravi di rilevanza internazionale”. La decisione sottolinea un equilibrio tra il diritto degli Stati di ritirarsi dal trattato e le responsabilità assunte con la ratifica.
Le accuse contro Duterte
Rodrigo Duterte, che ha guidato le Filippine dal 2016 al 2022, è accusato di omicidio e tentato omicidio configurati come crimini contro l’umanità, in relazione a un presunto attacco “diffuso e sistematico” contro la popolazione civile durante la cosiddetta campagna antidroga nazionale. Nel marzo 2025, Duterte è stato arrestato a Manila in esecuzione di un mandato emesso dalla CPI e trasferito alla Corte con l’accusa di aver orchestrato violenze di massa che hanno causato migliaia di morti extragiudiziali.
La Corte penale internazionale, con sede all’Aia, è un tribunale internazionale indipendente istituito nel 2002 per giudicare i crimini più gravi – tra cui genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra – commessi sul territorio degli Stati aderenti allo Statuto di Roma o da loro cittadini, quando gli ordinamenti nazionali non sono in grado o non vogliono agire.
L’arresto e il processo di Duterte rappresentano un momento cruciale per la giustizia internazionale, volto a garantire responsabilità e risarcimento alle vittime della campagna antidroga che ha segnato profondamente la storia recente delle Filippine.






