Istanbul, 17 aprile 2026 – Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha riaffermato l’importanza di mantenere libero e sicuro il passaggio dello Stretto di Hormuz per la navigazione commerciale, in un momento di tensioni crescenti nella regione del Golfo. Nel corso del forum diplomatico tenutosi ad Antalya, Erdogan ha sottolineato che la priorità deve essere garantire la libertà di navigazione secondo le regole internazionali e ha espresso la necessità di non limitare il diritto di accesso al mare aperto per i Paesi del Golfo.
Erdogan: libertà di navigazione e diritto dei Paesi del Golfo
Durante il suo intervento, trasmesso dalla tv di Stato turca TRT e con la presenza di leader regionali come il presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev e il premier pachistano Shehbaz Sharif, Erdogan ha evidenziato che lo Stretto di Hormuz, punto strategico fondamentale per il commercio globale di petrolio, deve restare aperto senza restrizioni. La sponda nord dello Stretto è sotto controllo iraniano, mentre quella sud appartiene all’Oman, e il presidente turco ha invitato a rispettare il diritto di accesso al mare per i Paesi del Golfo, nonostante le tensioni provocate dal conflitto tra Iran, Stati Uniti e Israele.
Erdogan ha inoltre sottolineato l’importanza di sfruttare la finestra di opportunità aperta dal recente cessate il fuoco per lavorare a una pace duratura, evocando però anche le difficoltà generate dalle restrizioni imposte al transito marittimo a seguito delle ostilità.
Contesto regionale e impatti sul traffico commerciale
Lo Stretto di Hormuz è uno snodo cruciale per il traffico mondiale di petrolio, con circa un quinto della produzione globale che vi transita quotidianamente. A seguito dell’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele all’Iran il 28 febbraio scorso, Teheran ha risposto chiudendo temporaneamente lo Stretto, paralizzando in parte gli scambi commerciali e aggravando la crisi energetica globale.
Gli Stati Uniti, il Regno Unito, l’Italia, la Francia, la Germania, i Paesi Bassi e il Giappone hanno dichiarato la loro disponibilità a contribuire a un piano multilaterale per garantire la sicurezza della navigazione nella zona, pur escludendo un intervento militare diretto, come hanno precisato i ministri Meloni e Tajani. Nel frattempo, l’Iran ha istituito un sistema di pedaggi in bitcoin per il transito delle petroliere, aumentando la complessità della gestione dello Stretto.
La situazione resta dunque altamente volatile, con le pressioni militari e diplomatiche concentrate sulla tutela della libertà di navigazione in una delle rotte marittime più strategiche al mondo, mentre continuano le tensioni nel quadro del conflitto più ampio che coinvolge attori regionali e globali.
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