Roma, 2 maggio 2026 – Continua a far discutere il caso relativo a due milioni di Certificazioni Uniche (Cu) errate diffuse dall’INPS, che rischiano di compromettere l’erogazione del bonus fiscale Irpef, noto come taglio del cuneo fiscale. Come riporta Repubblica, l’errore riguarda un codice inserito nella nuova sezione della certificazione fiscale, in particolare nella cosiddetta casella 718, che determina la compatibilità del reddito con il beneficio fiscale. Il problema, sollevato soprattutto dai Centri di Assistenza Fiscale (CAF), ha provocato un allarme tra i contribuenti, specialmente alla vigilia della stagione delle dichiarazioni dei redditi.
Errore Inps nelle certificazioni uniche: l’accaduto
Con la riforma introdotta dal governo guidato da Giorgia Meloni, il taglio del cuneo fiscale è stato trasformato da uno sconto sui contributi a una detrazione fiscale vera e propria. Il sostituto d’imposta deve indicare se il reddito del lavoratore è compatibile con l’agevolazione. Tuttavia, l’INPS ha inserito erroneamente il codice “2” in circa due milioni di posizioni, tra cui beneficiari di Naspi, cassa integrazione e maternità, escludendo così molti contribuenti dal bonus. L’Istituto ha ammesso l’errore e ha iniziato a ricaricare le certificazioni corrette dal 31 marzo 2026, ma il rischio permane per coloro che hanno già scaricato la versione precedente o che si affidano alla dichiarazione precompilata senza effettuare un controllo accurato.
Chi rischia di più e le implicazioni per i lavoratori
Secondo Monica Iviglia, presidente del Consorzio nazionale Caaf Cgil, il problema riguarda non solo i percettori di prestazioni sociali ma anche altri settori, come i precari della scuola con errori nei giorni accreditati ai supplenti temporanei e oltre un milione di operai edili per i quali non è ancora chiara l’effettiva spettanza del bonus in relazione all’indennità professionale. La situazione è aggravata dal fatto che il Caf non può modificare d’ufficio la Cu se non viene rettificata dal datore di lavoro, lasciando così il contribuente esposto all’inefficienza altrui.
Le richieste della CGIL e il nodo delle sanzioni
L’eventuale mancato riconoscimento del bonus può tradursi in un mancato beneficio fino a 960 euro per chi guadagna fino a 20.000 euro, e quasi 1.000 euro per la fascia di reddito tra 20.000 e 40.000 euro. La CGIL ha inviato una lettera al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti chiedendo di azzerare le sanzioni per le imprese che correggono le certificazioni, visto che oggi la rettifica può costare circa 100 euro per documento, un ostacolo significativo per molte aziende. Nel frattempo, i contribuenti sono invitati a scaricare nuovamente la propria Cu dal portale INPS o a rivolgersi a un professionista prima di confermare la dichiarazione precompilata sul sito dell’Agenzia delle Entrate.
L’INPS, presieduto da Gabriele Fava e diretto da Valeria Vittimberga, ha aggiornato recentemente le informazioni sulle certificazioni, sottolineando l’importanza di verificare accuratamente i dati per evitare problemi nell’accesso ai benefici fiscali. L’Istituto, che gestisce oltre 26.000 dipendenti, continua a lavorare per risolvere le criticità, ma l’appello è rivolto a tutti i soggetti coinvolti, da lavoratori a datori di lavoro, affinché si garantisca la corretta applicazione delle agevolazioni fiscali.





