Preparate il portafoglio: l’acqua in bottiglia sta per diventare più cara. A lanciare l’allarme è il Codacons, che parla di un aumento che potrebbe pesare fino a 600 milioni di euro ogni anno sulle tasche degli italiani. Le cause? Tensioni geopolitiche che complicano i rifornimenti e problemi nella produzione della plastica, materiale indispensabile per le bottiglie. Il risultato? Anche una semplice bottiglia da 1,5 litri rischia di costare di più, proprio mentre l’approvvigionamento comincia a scarseggiare. L’estate, con il caldo e la sete, si avvicina. E con essa, una stagione difficile, fatta di rincari e scaffali sempre meno pieni.
Acqua in bottiglia: allarme per i prezzi
Negli ultimi giorni, diverse aziende che producono plastica — dai contenitori ai tappi, fino alle etichette — hanno avvisato i loro clienti della necessità di aumentare i prezzi. Il Codacons ha raccolto queste comunicazioni, che parlano di sovrapprezzi e clausole straordinarie da accettare in fretta, pena la sospensione delle forniture. Una mossa che sta mettendo in difficoltà tutta la filiera dell’acqua minerale e delle bevande, costringendo produttori e distributori a fare i conti con costi in crescita.
Aumenti e scarsità: cosa cambia per chi compra l’acqua in bottiglia
Le aziende che imbottigliano l’acqua non possono più sostenere questi aumenti e li scaricano sui consumatori. Il risultato? Un rincaro stimato intorno al 20% per l’acqua minerale e al 10% per le altre bevande analcoliche. Per una bottiglia da 1,5 litri, il prezzo potrebbe salire di 5-6 centesimi: poco all’apparenza, ma se moltiplicato per milioni di bottiglie significa un extra da 600 milioni all’anno. E non è tutto: c’è il rischio concreto che manchi l’acqua sugli scaffali, proprio quando il caldo farà salire la domanda.
Codacons chiama l’antitrust: stop alle speculazioni
Di fronte a questa situazione, il Codacons ha presentato un esposto all’Autorità garante della concorrenza e del mercato. L’obiettivo è capire se le richieste di aumento delle aziende della plastica siano legittime o se si nascondano speculazioni e pratiche scorrette. L’associazione denuncia aumenti improvvisi e generalizzati, senza una reale distribuzione dei costi lungo la filiera, e si preoccupa per la minaccia di bloccare le forniture se non si accettano i nuovi prezzi.
Crisi internazionale e bollette alle stelle: la filiera sotto pressione
Alla base di tutto ci sono tensioni internazionali che vanno ben oltre il settore delle bevande. La crisi in Medio Oriente, con il confronto tra Stati Uniti, Israele e Iran, ha fatto schizzare i costi di petrolio e gas, fondamentali per energia e trasporti. Questi rincari si riflettono direttamente sui prezzi della plastica, creando un effetto domino che arriva fino ai consumatori italiani. È un chiaro segnale di come i conflitti lontani si sentano fino nelle nostre case.






