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Tod’s e tre manager indagati a Milano per caporalato negli opifici dei fornitori

La Procura di Milano accusa Tod’s e tre dirigenti di sfruttamento lavorativo in opifici cinesi

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Il logo di Tod's

Il logo di Tod's | Photo by Bruce The Deus - Alanews.it

Alessandro Bolzani di Alessandro Bolzani

Mi chiamo Alessandro Bolzani e sono nato a Vigevano nel 1991. Sono un giornalista pubblicista e dal 2018 collaboro con l'agenzia media Alanews, per la quale ho curato la realizzazione di articoli per importanti realtà editoriali. Sono appassionato di scrittura creativa e nel 2024 ho pubblicato il romanzo urban fantasy "Cronache dei Mondi Connessi - I difensori del parco" con la casa editrice PAV Edizioni. Alcuni dei miei scritti sono stati pubblicati anche sulla rivista Weirdbreed.

Milano, 20 novembre 2025 – Si infittisce il caso giudiziario che coinvolge Tod’s spa e alcuni dei suoi dirigenti per presunte violazioni legate al caporalato nel settore della moda. La Procura di Milano, guidata dal pm Paolo Storari, ha formalmente iscritto la società e tre manager – Simone Bernardini, Mirko Bartoloni e Vittorio Mascioni – nel registro degli indagati, contestando loro di aver impiegato manodopera in condizioni di sfruttamento, in particolare in alcuni opifici cinesi distribuiti tra le province di Milano, Pavia, Macerata e Fermo. La Cassazione ha però confermato ha competenza territoriale ad Ancona.

Indagini e contestazioni formali

Lo scorso 8 ottobre era trapelata la notizia che il pm Storari aveva chiesto l’adozione di un provvedimento di amministrazione giudiziaria per Tod’s, analogo a quello già disposto per altre griffe del lusso, come Valentino e Loro Piana, per responsabilità colpose in materia di controlli sul caporalato. Tuttavia, una questione di competenza territoriale ha portato alla richiesta della Cassazione di stabilire se il procedimento debba restare a Milano o essere trasferito ad Ancona.

Nel frattempo, il pm ha depositato al gip Domenico Santoro una richiesta di interdittiva, con cui propone di vietare a Tod’s di pubblicizzare i propri prodotti per sei mesi. Tale misura è motivata da un dettagliato rapporto di 144 pagine in cui si delineano le presunte violazioni: orari di lavoro e paghe al di sotto delle soglie previste, carenze nella sicurezza e condizioni igieniche pessime, in particolare nei dormitori collegati agli opifici. La Procura sostiene che l’azienda fosse consapevole dello sfruttamento, ignorando i ripetuti esiti negativi degli audit condotti da un certificatore esterno tra il 2023 e il 2024.

Caso Tod’s, la Cassazione conferma la competenza ad Ancona

La Corte di Cassazione ha respinto le richieste avanzate dal pm di Milano Paolo Storari, che miravano a mantenere la competenza territoriale del procedimento di prevenzione su Tod’s a Milano, comprensiva della possibilità di richiedere l’amministrazione giudiziaria. Già i giudici di primo e secondo grado avevano stabilito che il fascicolo dovesse essere trattato ad Ancona, decisione ora confermata dalla suprema corte. La società ha diffuso un comunicato per informare dell’esito del ricorso.

Tod’s valuta con calma il nuovo materiale

Commentando l’esito della Cassazione, Tod’s ha sottolineato di aver preso atto del rigetto del ricorso. La società ha inoltre dichiarato di esaminare con serenità le ulteriori contestazioni emerse nella vicenda, prodotte recentemente dal pm Storari. Tod’s ha definito il tempismo della produzione del nuovo materiale “preoccupante”, ma assicura di affrontare la questione con la massima attenzione, senza creare allarmismi.

La posizione di Tod’s e il contesto più ampio

Tod’s, storico marchio di calzature, pelletteria e abbigliamento di lusso fondato dalla famiglia Della Valle, ha sempre negato le accuse. Il 10 ottobre Diego Della Valle aveva ribadito in conferenza stampa: “Il nostro è un gruppo rispettato nel mondo, facciamo dei valori etici una bandiera. Non siamo quelle porcheriole. Il pm Paolo Storari venga a vedere le nostre aziende”.

L’inchiesta si inserisce in un quadro più ampio di indagini della Procura meneghina rivolte a diversi marchi di alta moda accusati di sfruttamento di lavoratori nelle filiere produttive, spesso caratterizzate da subappalti opachi e condizioni lavorative degradanti. Le ispezioni del Nucleo Ispettorato del Lavoro dei Carabinieri hanno fatto emergere paghe irrisorie – in alcuni casi inferiori a 3 euro l’ora – e condizioni di lavoro che la Procura definisce “ottocentesche”.

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha commentato la vicenda sottolineando la necessità di una normativa che imponga la certificazione preventiva della sostenibilità delle filiere produttive da parte di un’Autorità terza, per garantire legalità e rispetto dei diritti dei lavoratori.

Il giudice Santoro deciderà sulla richiesta di interdittiva dopo l’udienza fissata per il prossimo 3 dicembre. Nel frattempo prosegue il dibattito sulla competenza territoriale che potrebbe influire sull’andamento del procedimento.

Pm Milano: Tod’s indagata per sfruttamento della manodopera cinese

Secondo Storari, Tod’s avrebbe beneficiato di un “sistema illecito” che ha generato profitti ingenti sfruttando manodopera cinese sottopagata. Nonostante le indagini, il gruppo non avrebbe modificato il proprio modello organizzativo e continuerebbe a lavorare con alcuni fornitori coinvolti nello stesso procedimento, con un “grave pericolo di reiterazione” del caporalato.

La Procura ha chiesto al gip di imporre a Tod’s il divieto di pubblicizzare i propri prodotti per sei mesi. Sono indagati la società e tre suoi manager. Secondo gli atti, Tod’s avrebbe mostrato una “cecità intenzionale”, effettuando audit tramite società esterne ma senza agire sui risultati delle verifiche relative alle presunte violazioni.

Contratti sospetti e condizioni di lavoro drammatiche

Tra gli elementi portati dalla Procura c’è un contratto d’appalto tra Tod’s e la società “Evergreen”, con soli quattro dipendenti e locali inadeguati per la produzione. Il pm segnala che i dati indicati nel contratto sono falsi: Evergreen non dispone di linee di produzione e delega parte del lavoro ad altri fornitori, tra cui laboratori in cui, secondo l’accusa, avviene sfruttamento lavorativo.

Le indagini confermano quanto già emerso a ottobre: lavoratori pagati 2,75 euro l’ora, impiegati prevalentemente di notte e nei giorni festivi, in condizioni assimilabili a una para schiavitù. Alcuni operai dormivano sopra i laboratori, pagando circa 150 euro per l’alloggio. La manodopera veniva impiegata a ciclo continuo, con picchi di produttività nelle ore notturne e festive, quando non vi erano controlli.

Audit e ispezioni ignorati

Un audit del maggio 2024 aveva già segnalato che gli operai lavoravano a cottimo, con contributi previdenziali inferiori alla metà di quanto previsto dai contratti collettivi, e che erano presenti materiali infiammabili con rischio di incendio. Chi condusse l’audit aveva già denunciato queste violazioni nel dicembre 2023. Le ispezioni dei Carabinieri del Nucleo ispettorato lavoro hanno documentato condizioni abitative precarie: 12 camere da letto e due servizi igienici in pessime condizioni igieniche connessi a uno degli opifici.

Il pm evidenzia come questo sistema abbia riguardato la produzione in serie di abbigliamento, tomaie in pelle e parti di calzature a marchio Tod’s, realizzate a costi estremamente bassi grazie allo sfruttamento dei lavoratori.

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