Napoli, 29 aprile 2026 – Nel corso di un incontro organizzato dall’Università degli Studi di Napoli Federico II, intitolato “Gomorra 20 anni dopo 2006-2026”, lo scrittore Roberto Saviano ha sollevato interrogativi cruciali sul rapporto tra camorra e turismo nella città partenopea, evidenziando come la criminalità organizzata abbia saputo adattarsi agli sviluppi economici, investendo nel settore turistico.
Saviano evidenzia il legame tra la camorra e il turismo
Roberto Saviano ha descritto una Napoli profondamente cambiata dall’afflusso massiccio di turisti, che oggi “occupano” il centro storico trasformandone l’aspetto. Tuttavia, lo scrittore si è chiesto: “Davvero questo può cambiare Napoli? Davvero questo significa più ricerca, più posti di lavoro o è solo un palliativo?” Saviano ha sottolineato come la camorra si sia rapidamente adattata, investendo in bed & breakfast e altre attività commerciali legate al turismo. Un tempo entrare nei Quartieri Spagnoli era pericoloso, ma oggi “chi tocca i turisti paga”, perché i turisti sono diventati una vera e propria merce per le organizzazioni criminali.
L’autore ha evidenziato che per rispondere a questi interrogativi è necessario uno studio approfondito e una reale circolazione delle informazioni, affinché si possa valutare se il cambiamento sia autentico o di facciata.
Vent’anni di Gomorra: un bilancio personale e sociale
Nel medesimo incontro, Saviano ha ripercorso le due decadi trascorse dalla pubblicazione di Gomorra, il suo bestseller mondiale del 2006, che ha portato alla luce le dinamiche economiche e sociali della camorra. Lo scrittore ha definito quell’opera come qualcosa che “ha ridotto la mia libertà, mi ha rovinato la vita, me l’ha distrutta”, sottolineando però anche il privilegio di aver visto l’impatto concreto del suo lavoro sulla realtà.
Rispondendo alle domande dei giovani del laboratorio radiofonico dell’Università Federico II, Saviano ha confessato di non aver mai smesso di avere paura, ma ha distinto la paura sana dalla codardia, quest’ultima definita “veleno da tenere lontano”. Ha inoltre evidenziato come la letteratura non possa essere fermata da minacce e diffamazioni, e che il messaggio di denuncia contenuto in Gomorra abbia costretto la politica ad agire contro la criminalità.
In merito alle critiche che accusano il libro di aver “armato i ragazzini”, Saviano ha risposto con fermezza che si tratta di un’”idiozia”. La criminalità a Napoli è radicata da secoli, ben prima del suo racconto, e la letteratura non può essere strumentalizzata o colpevolizzata per le azioni della criminalità.
Un legame personale con Napoli e la Federico II
Nel corso dell’incontro è emerso anche un lato più personale di Saviano. Lo scrittore ha ricordato la sua giovinezza napoletana e il particolare attaccamento all’Università Federico II, luogo in cui amava incontrare amici nel cortile della Statua di Giordano Bruno, prima dell’era dei cellulari. Un legame suggellato anni fa con il conferimento del titolo di “Illustre” da parte del rettore Matteo Lorito, in riconoscimento del suo impegno culturale e civile.






