Messina, 17 aprile 2026 – Il dibattito sul Ponte sullo Stretto di Messina, opera infrastrutturale da oltre 13 miliardi di euro, torna al centro delle attenzioni istituzionali e politiche. L’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC), presieduta da Giuseppe Busia, ha ribadito la necessità di indire una nuova gara d’appalto per il progetto, contestando la procedura finora adottata dal Governo, guidato dal ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, che punta a dare il via ai lavori entro la fine della legislatura senza ulteriori ritardi.
Ponte sullo Stretto: le osservazioni dell’ANAC e il rilancio della gara
Nel corso dell’ultima audizione in Commissione Ambiente del Senato, l’ANAC ha depositato un documento dettagliato di circa 20 pagine con le proprie osservazioni riguardo al decreto Commissari, che ha rilanciato l’iter burocratico dell’opera. Secondo il presidente Giuseppe Busia, la procedura attuale presenta criticità sia sul piano tecnico sia su quello legislativo. In particolare, l’Autorità evidenzia dubbi sulla compatibilità con la normativa europea, richiamando l’articolo 72 della direttiva appalti 2014/24/UE, che impone il limite del 50% di variazione rispetto al valore originario dell’appalto prima di dover indire una nuova gara.
L’ANAC contesta che il Governo consideri come base di calcolo il valore aggiornato del progetto, pari a 8,5 miliardi di euro, anziché il valore originario di circa 4 miliardi. Questo comporterebbe un superamento dei limiti europei e una violazione delle norme sugli appalti pubblici, con la conseguente necessità di indire una gara competitiva per garantire trasparenza e concorrenza.
La società concessionaria Stretto di Messina S.p.A. respinge le critiche sottolineando che l’aumento dei costi è dovuto esclusivamente all’applicazione delle clausole di indicizzazione previste nel contratto originario e che le varianti per lavori dovrebbero essere valutate singolarmente, senza sommarsi ai fini della soglia del 50%.
Questioni finanziarie e procedurali
Oltre alla questione della gara, l’ANAC esprime preoccupazioni sulla trasformazione della struttura finanziaria dell’opera. Il passaggio da un modello basato sul project financing, con forte partecipazione privata, a un finanziamento interamente pubblico rappresenta una modifica sostanziale che altera l’equilibrio contrattuale e trasferisce interamente il rischio allo Stato.
Busia sottolinea inoltre l’importanza di un controllo più puntuale da parte del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, auspicando che l’esame non si limiti alla sola relazione del progettista ma comprenda una valutazione completa e aggiornata dell’intero progetto esecutivo, in linea con il parere del 1997 e con le esigenze di trasparenza tecnica.
Sul piano procedurale, l’ANAC ha criticato la decisione del Governo di adottare un decreto-legge per recepire le osservazioni della Corte dei conti, ritenendo che tali modifiche avrebbero potuto essere gestite con atti amministrativi ordinari. Tale scelta, secondo l’Autorità, rischia di irrigidire il sistema e aumentare il contenzioso.
Il contesto attuale e le prospettive
Il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, che prevede la costruzione di un’opera sospesa lunga 3.666 metri con una luce centrale di 3.300 metri e torri alte 399 metri, rappresenta una sfida ingegneristica e infrastrutturale di primissimo piano a livello mondiale. Dopo decenni di proposte, studi e tentativi di realizzazione, il Governo Meloni ha rilanciato l’opera nel 2023, stimandone il costo complessivo a 13,5 miliardi di euro.
La Ragioneria dello Stato, con la direzione affidata a Daria Perrotta dal 2024, ha posto condizioni rigorose al percorso di approvazione, richiedendo che ogni fase dell’iter non comporti oneri aggiuntivi per la finanza pubblica. Il ministro Salvini, pur evitando scadenze mensili, ha confermato l’intenzione di avviare i lavori entro l’anno.
L’opposizione parlamentare, dal canto suo, contesta la gestione del progetto definendola caratterizzata da rinvii e incertezze, mentre il dibattito si concentra anche sul ruolo dell’ANAC e su come bilanciare la necessità di accelerare la realizzazione con il rispetto delle normative europee e nazionali.
In questo scenario, la figura del presidente Giuseppe Busia si conferma centrale nel garantire un controllo rigoroso e trasparente sulle grandi opere pubbliche. La sua esperienza di giurista e dirigente pubblico, unita al suo impegno internazionale – attualmente presidente del Network for Integrity e dell’European Network for Public Ethics – lo pone come uno dei principali interlocutori in materia di legalità e anticorruzione nel settore infrastrutturale italiano.






