Città del Vaticano, 27 aprile 2026 – Il Patriarca di Gerusalemme dei Latini, cardinale Pierbattista Pizzaballa, ha espresso un duro giudizio sulla gestione della crisi in Medio Oriente, denunciando il prevalere di interessi strategici ed economici da parte delle potenze mondiali, un tempo garanti di pace e giustizia. In una lunga lettera pastorale, Pizzaballa traccia un quadro inquietante del conflitto attuale, che considera sintomo di una crisi globale profonda e di un mutato paradigma internazionale.
Un sistema multilaterale in crisi e la guerra come culto
Secondo il cardinale, la guerra non è più un mezzo ma un fine a se stessa, e la debolezza del sistema multilaterale ha favorito un’escalation che ha trasformato la vita civile in un mero strumento di guerra. «I civili non sono più vittime collaterali, ma diventano danni da imputare alla mancata resa del nemico o strumenti funzionali al raggiungimento del proprio scopo», scrive Pizzaballa. Le potenze mondiali che un tempo si presentavano come garanti dell’ordine internazionale oggi scelgono da che parte stare non basandosi sulla giustizia, ma sui propri interessi strategici ed economici. Il cardinale non risparmia critiche anche alle istituzioni civili, politiche e religiose, che rimangono impotenti e spettatrici silenziose di questo nuovo disordine mondiale.
Un elemento particolarmente preoccupante è l’uso massiccio dell’intelligenza artificiale nei conflitti, che solleva nuovi interrogativi etici. Pizzaballa si domanda quante persone siano morte «per decisione di un algoritmo», un aspetto che rende ancora più urgente una riflessione morale e politica.
Dolore e occupazione: realtà diverse nella Terra Santa
Il cardinale sottolinea inoltre che, pur essendo il dolore «di tutti», esiste una netta distinzione tra chi occupa e chi è occupato, tra chi esercita il potere e chi lo subisce. La situazione della Palestina, in particolare, è drammatica e peggiora di giorno in giorno a causa dell’aumento delle aggressioni, dell’occupazione e della totale assenza dello Stato di diritto. L’espansione degli insediamenti israeliani e la cristallizzazione di una situazione di occupazione permanente rischiano di erodere ogni possibilità di una soluzione giusta e condivisa.
Pizzaballa affronta anche la delicata questione della strumentalizzazione dei luoghi santi, che dovrebbero essere spazi di preghiera ma vengono invece invocati per giustificare violenze, occupazioni e terrorismo. Egli definisce questo abuso del nome di Dio «il peccato più grave del nostro tempo».
In questo scenario complesso e doloroso, nonostante la debolezza delle istituzioni politiche, esistono associazioni e movimenti che continuano a lavorare sul campo per immaginare un futuro diverso, dando nuova visibilità a chi non ha mai smesso di operare per la pace e la giustizia nella regione.



