Oakland, 27 aprile 2026 – Si apre oggi nell’aula del tribunale federale di Oakland, in California, il processo civile che vede contrapposti Elon Musk e Sam Altman, due figure di spicco nell’ambito dell’intelligenza artificiale e co-fondatori di OpenAI. La causa, che promette di essere una delle più importanti e seguite nel settore tecnologico degli ultimi anni, potrebbe avere ripercussioni decisive sul futuro dello sviluppo dell’IA e sugli assetti di potere che la governano.
Il contenzioso tra Musk, Altman e OpenAI: origini e questioni chiave
L’inizio della controversia risale al 2024, quando Musk ha avviato un’azione legale contro OpenAI e il suo amministratore delegato Sam Altman. Successivamente, Microsoft, che ha investito oltre 13 miliardi di dollari nella società di Altman, è stata inserita come parte nella causa. Il fulcro dell’accusa di Musk riguarda il presunto abbandono della missione originaria di OpenAI, nata come organizzazione no-profit dedicata allo sviluppo di un’intelligenza artificiale a beneficio collettivo.
Secondo Musk, OpenAI avrebbe tradito quell’impegno trasformandosi in una società a scopo di lucro, siglando accordi multimiliardari con partner strategici come Microsoft e modificando la propria struttura organizzativa. L’imprenditore sudafricano naturalizzato statunitense, oggi uomo più ricco del mondo con un patrimonio stimato in 849 miliardi di dollari, chiede risarcimenti fino a 150 miliardi, insieme a misure strutturali quali la sostituzione del management di OpenAI, la fine della partnership con Microsoft e il ritorno a un modello puramente no-profit.
Musk rivendica di essere stato ingannato fin dall’inizio, quando nel 2015 contribuì alla fondazione di OpenAI insieme ad Altman e altri ricercatori, con l’intento di creare un laboratorio trasparente e aperto, capace di sviluppare un’AGI (intelligenza artificiale generale) che avrebbe potuto contrastare i colossi privati come DeepMind di Google. Nel 2019, con l’ascesa di Altman a CEO, OpenAI avrebbe invece istituito una società controllata a scopo di lucro, che avrebbe attratto capitali esterni per sostenere i costi di infrastruttura e ricerca, minando così le promesse originarie.
A supporto della sua accusa, Musk ha fatto emergere anche documenti interni, come gli appunti del presidente Greg Brockman risalenti al 2017, che descrivono una strategia volta a ridurre l’influenza di Musk nella governance, spostando il controllo verso investitori orientati al profitto.
La difesa di OpenAI e le contraddizioni di Musk
OpenAI respinge con forza le accuse, definendo la causa una campagna di molestie alimentata da motivazioni personali, gelosia e interesse a rallentare un concorrente, riferendosi alla società xAI fondata da Musk nel 2023, che sviluppa il chatbot Grok in competizione diretta con ChatGPT.

La difesa sottolinea inoltre come già nel 2017 fosse stato lo stesso Musk a proporre una struttura a scopo di lucro, prospettando addirittura una possibile fusione con Tesla, e che il suo cambio di atteggiamento sarebbe avvenuto solo dopo aver perso il controllo dell’organizzazione. OpenAI ha inoltre evidenziato come Musk fosse consapevole fin dall’inizio che la ricerca sull’intelligenza artificiale non sarebbe rimasta completamente aperta nel tempo, citando uno scambio di email del 2016 con il responsabile della ricerca Ilya Sutskever, in cui si discuteva della necessità di limitare la trasparenza all’avvicinarsi di tecnologie più avanzate.
Le posizioni pubbliche di Musk mostrano inoltre evidenti contraddizioni. Nel 2022, all’esordio di ChatGPT, criticava l’accelerazione dei lavori di OpenAI e nel 2023 firmò una lettera aperta per una moratoria sullo sviluppo delle IA più potenti, ma contemporaneamente lavorava allo sviluppo di xAI, che invece porta avanti esattamente questo tipo di attività. Inoltre, la sua società xAI, nata come impresa a beneficio pubblico, ha abbandonato tale status nel 2025 dopo la fusione con il social network X, replicando così le critiche rivolte a OpenAI.
Da alleati a rivali: la frattura tra Musk e Altman
Nel 2015 Musk e Altman si presentarono insieme come co-fondatori di OpenAI, un progetto nato in risposta al dominio di Google e alla paura che l’IA potesse sfuggire al controllo umano, o finire nelle mani di pochi attori potenti. Elon Musk, fondatore di Tesla e SpaceX, sosteneva finanziariamente il progetto, mentre Sam Altman, allora presidente di Y Combinator, curava la parte organizzativa.
La rottura definitiva avvenne nel 2018, quando Musk lasciò OpenAI dopo che la sua proposta di integrare l’organizzazione con Tesla e di assumerne il controllo fu respinta. Negli anni successivi, con la trasformazione di OpenAI in un colosso tecnologico e il successo globale di ChatGPT, i rapporti si sono ulteriormente deteriorati, con Musk che ha più volte accusato Altman di tradire la missione originaria dell’azienda.
Nel gennaio 2025, il progetto Stargate, presentato da Altman insieme a imprenditori come Larry Ellison e Masayoshi Son alla Casa Bianca, annunciava un investimento di 500 miliardi di dollari nelle infrastrutture IA statunitensi. Musk, che aveva sostenuto Trump e ne era stato consigliere, ha criticato questo progetto e messo in dubbio la solidità finanziaria di OpenAI, rilanciando con un’offerta da 97 miliardi per acquisire il ramo no-profit della società, proposta rifiutata da Altman.
Le implicazioni del processo per il futuro dell’intelligenza artificiale
La sentenza che uscirà da questo processo potrebbe segnare un punto di svolta nel modo in cui le grandi aziende tecnologiche gestiscono lo sviluppo e la governance dell’intelligenza artificiale. Un verdetto favorevole a Musk potrebbe imporre un ritorno a un modello no-profit e limitare i rapporti con investitori privati, con impatti pesanti su investimenti e quotazioni di mercato.
D’altro canto, una vittoria di OpenAI legittimerebbe la trasformazione di organizzazioni nate no-profit in entità capaci di attrarre capitali privati, ridefinendo la missione originale in funzione delle dinamiche di mercato e di governance.
In questo contesto, il processo non è solo una disputa legale tra due miliardari, ma una battaglia sul controllo di una tecnologia che potrebbe plasmare il destino economico e politico globale nei decenni a venire.






