Roma, 8 maggio 2026 – Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme dei Latini e custode di Terra Santa, ha rilasciato una riflessione critica sulla situazione di conflitto in Medio Oriente, sottolineando la necessità di un approccio non violento e di speranza. Intervistato dal Corriere della Sera in occasione dell’apertura della Milano Civil Week, il porporato ha ribadito il rifiuto della Chiesa verso la guerra come soluzione.
La violenza non è la risposta: l’appello del cardinale Pizzaballa
«La violenza crea solo altra violenza e la guerra non risolve nessun problema. Servono altre vie», ha affermato il cardinale Pizzaballa, sottolineando la gravità della crisi ma mettendo in guardia contro l’illusione che la forza militare possa portare a una pace duratura. Egli ha evidenziato l’importanza del dialogo e della legalità internazionale, ricordando che «dopo il 7 ottobre e quel che ne è seguito sembra che il dialogo non conti nulla, che chi ha soldi e potere possa fare quello che vuole».
Il patriarca ha inoltre evidenziato la presenza di molti “anticorpi” nella società civile, come movimenti e associazioni che lavorano per la pace, pur riconoscendo che non bastano da soli a cambiare la situazione politica. Ha invitato a non confondere la speranza con una soluzione politica immediata, ma ha ribadito che «finché qualcuno è disposto a mettere la sua vita in gioco per gli altri, la speranza c’è eccome».
Hamas e il futuro dei palestinesi
Riguardo al ruolo di Hamas, che controlla la Striscia di Gaza, Pizzaballa ha dichiarato con chiarezza che «con Hamas al potere per i palestinesi non c’è futuro» e ha sottolineato che il gruppo islamista rappresenta un ostacolo significativo al progresso politico. Tuttavia ha precisato che Hamas controlla solo Gaza e non tutta la Palestina, lasciando aperta la questione della complessità politica palestinese.
Il cardinale ha inoltre osservato che la soluzione dei due Stati appare attualmente impraticabile per motivi territoriali e politici, ma ha ribadito il diritto dei palestinesi a un futuro nella loro terra. Ha condannato fortemente l’uso della religione per giustificare la violenza, definendolo «il peccato più grave che si possa commettere», e ha invitato a non lasciare il discorso religioso nelle mani degli estremisti.
Pizzaballa ha condiviso un messaggio di speranza osservando i giovani di Tel Aviv impegnati nella ricerca di un cambiamento e ha sottolineato come «il mondo può cambiare se sogna il cambiamento» e che la fiducia continua ad avere senso finché ci sono persone disposte a lottare per essa.
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