Il 7 ottobre 2023 resta impresso come una data di orrore e sangue e, ora, Israele lancia un’accusa pesante: durante quel massacro, Hamas avrebbe commesso violenze sessuali su larga scala. Nel frattempo, dal Libano arrivano notizie altrettanto tragiche. Sei persone hanno perso la vita a causa dei raid israeliani nel sud del paese. La tensione nel Medio Oriente si consuma senza sosta. A Sohmor, la popolazione si prepara a lasciare le proprie case, mentre la comunità internazionale cerca disperatamente di fermare un’escalation ormai fuori controllo.
Israele tra nuovi attacchi e accuse
Dopo due anni di indagini, emerge un quadro inquietante: Hamas e i suoi alleati hanno messo in atto violenze sessuali “sistematiche e diffuse” durante l’assalto in Israele del 7 ottobre 2023. La commissione indipendente israeliana, con un rapporto di oltre 300 pagine, denuncia che questi abusi non sono stati episodi isolati, ma una parte integrante del piano di attacco. Per completare il quadro, sono stati incrociati dati raccolti anche dalle Nazioni Unite.
Le testimonianze raccolte descrivono soprusi soprattutto ai danni di civili catturati e ostaggi trasferiti nella Striscia di Gaza, con dettagli precisi sulle modalità e i contesti in cui sono avvenuti gli abusi. L’indagine punta a smascherare quella che definisce una strategia criminale sistematica, in un conflitto segnato da una spirale di violenze atroci. Il rapporto invita la comunità internazionale a riconoscere questi fatti e a muoversi per garantire giustizia e risposte adeguate.
Sei morti nei raid israeliani in Libano, cresce la tensione nella valle della Bekaa
Il prezzo pagato dal sud del Libano è alto. Nella notte a Kfar Dounine sei persone sono state uccise dai raid aerei attribuiti all’esercito israeliano. L’Agenzia nazionale di stampa libanese riferisce che altri sette civili sono rimasti feriti e trasportati in ospedali di Tiro in condizioni critiche. La tensione nel Paese sale: l’esercito israeliano ha ordinato via social media l’evacuazione preventiva di Sohmor, piccola città nella valle della Bekaa, annunciando nuovi attacchi imminenti.
Nonostante il cessate il fuoco entrato in vigore il 17 aprile, Israele continua la sua offensiva in diverse zone del Libano. Hezbollah, sostenuto da Teheran, non ha mai smesso di lanciare razzi contro obiettivi israeliani, trascinando la regione in un nuovo ciclo di violenza iniziato con l’attacco del 2 marzo, in risposta alla morte dell’ayatollah Ali Khamenei. Israele ha reagito con bombardamenti massicci e un’incursione di terra nel sud libanese, provocando migliaia di morti.
Secondo l’ultimo aggiornamento del ministero della Salute libanese, le vittime legate ai raid israeliani sono arrivate a 2.869. Anche dopo il cessate il fuoco, decine di persone hanno perso la vita. Intanto, a Washington sono previsti incontri tra delegazioni libanesi e israeliane, segno che una trattativa è ancora possibile, ma resta fragile in un clima di crescente instabilità e paura di una nuova escalation.






