Papa Leone ha chiesto “il coraggio di cambiare abitudini e strutture” per rimettere al centro la dignità della persona e superare “disuguaglianze ed emarginazioni“. Lo ha detto oggi, 18 aprile, nell’omelia della messa celebrata a Yaoundé, ultimo grande appuntamento del suo viaggio apostolico in Camerun, prima del congedo dal Paese africano.
Il coraggio di cambiare per la dignità della persona
Il Pontefice ha legato il richiamo al cambiamento alla radice stessa dell’identità cristiana. “A volte la vita di una famiglia e di una società richiede anche questo: il coraggio di cambiare abitudini e strutture, perché la dignità della persona resti sempre al centro e si superino disuguaglianze ed emarginazioni“, ha affermato. Un passaggio ribadito subito dopo con il riferimento all’incarnazione: “Facendosi uomo Dio si è identificato con gli ultimi, e questo rende la cura preferenziale dei poveri un’opzione fondamentale per la nostra identità cristiana“.
Papa Leone: “La fede non è separata dall’impegno sociale”
Nel corso dell’omelia, Leone ha insistito sul ruolo pubblico della Chiesa, richiamandosi all’esortazione evangelica “non abbiate paura“. Un invito, ha spiegato, che assume “una dimensione ampia, anche a livello sociale e politico“, come incoraggiamento ad affrontare insieme “problematiche e sfide, particolarmente quelle legate alla povertà e alla giustizia“, con “senso civico e responsabilità civile“. “La fede non separa lo spirituale dal sociale“, ha aggiunto il Papa, “anzi dà al cristiano la forza di interagire con il mondo, per rispondere ai bisogni degli altri, specialmente dei più deboli“. In questa prospettiva, ha concluso sul punto, “le istituzioni diventano strumenti per il bene comune, e non luoghi di conflitto“.
Papa Leone: “Nessuno sia lasciato solo davanti alle avversità”
Ampio spazio, nell’omelia, al tema della solidarietà comunitaria. Il Pontefice ha ricordato che la Chiesa “ha sperimentato tante volte, nel suo navigare lungo i secoli, tempeste e venti contrari“, e ha esteso l’immagine alle fragilità personali e collettive: “Dio ci invita a stare insieme, solidali. Nessuno dev’essere lasciato solo ad affrontare le avversità della vita, e ogni comunità ha il compito, a tal fine, di creare e sostenere strutture di solidarietà“. Un appello declinato anche sul piano operativo: di fronte alle crisi “sociali, politiche, sanitarie o economiche“, ha spiegato, “tutti possano dare e ricevere aiuto, in base alle proprie capacità e secondo i propri bisogni“. In una società fondata sul rispetto della dignità della persona, ha aggiunto, “l’apporto di tutti è importante e ha un valore unico, indipendentemente dallo status o dalla posizione di ciascuno agli occhi del mondo“.
Il congedo dal Camerun
Nella parte finale dell’omelia, il Papa si è congedato dai fedeli camerunesi. “Fratelli e sorelle, oggi noi ci salutiamo. Ciascuno ritorna alle sue occupazioni abituali e la barca della Chiesa continua la sua rotta verso la meta“, ha detto Leone, definendo la Chiesa camerunese “viva, giovane, ricca di doni e di entusiasmo, vivace nella sua varietà e meravigliosa nella sua armonia“. Il Pontefice ha quindi invitato i fedeli a trasformare anche “i venti contrari, che non mancano mai nella vita“, in “occasioni di crescita nel servizio gioioso di Dio e dei fratelli, nella condivisione, nell’ascolto, nella preghiera e nel desiderio di crescere insieme“.






