Adesso è confermato: Antonella Di Ielsi, 50 anni, e sua figlia Sara, 15, sono morte avvelenate con la ricina, una tossina potentissima e rara, difficile da identificare senza test specifici. È il Centro antiveleni Maugeri di Pavia a confermare la presenza di questa sostanza nel loro sangue. La procura di Larino ora ha tra le mani la relazione della dottoressa Benedetta Pia De Luca, che ha eseguito le autopsie. Da qui emerge un’ombra pesante: potrebbe trattarsi di un duplice omicidio premeditato. Nessun sospettato, nessuna risposta. Solo domande che si moltiplicano.
Morte avvelenate a Campobasso: i dettagli delle analisi
Gli esami svolti dalla Fondazione Maugeri di Pavia hanno accertato la presenza della tossina nei corpi delle due vittime. La ricina, estratta dai semi della pianta di ricino, è un veleno potentissimo che blocca la produzione di proteine nelle cellule, portandole alla morte. I sintomi iniziali – vomito, diarrea, malessere – potevano far pensare a un’intossicazione alimentare, ma solo analisi approfondite come quelle del Centro antiveleni hanno messo in luce la presenza di questa sostanza letale. La relazione della dottoressa De Luca, che ha condotto le autopsie, è ora nelle mani degli investigatori di Larino, fornendo un quadro medico legale molto più chiaro. Fino a ieri la causa dei decessi era stata confusa con un’intossicazione banale, ma ora l’indagine prende una piega del tutto diversa.
Sotto la lente la figlia maggiore: sequestrato lo smartphone
Gli investigatori hanno allargato il campo d’indagine alla figlia maggiore, Alice, 18 anni, l’unica sopravvissuta alla cena di Natale durante la quale si presume sia avvenuto l’avvelenamento. Alice quella sera non c’era: era fuori a cena con gli amici. La sua posizione è naturalmente da valutare con cautela, ma gli inquirenti hanno sequestrato il suo smartphone e stanno esaminando con attenzione i dati digitali raccolti tra il primo dicembre 2025 e il 13 aprile 2026. Le autorità vogliono vedere le conversazioni con i familiari, soprattutto nelle ore che hanno preceduto la tragedia, ma anche cronologia delle ricerche online e appunti legati alla cena di Natale. L’obiettivo è ricostruire i rapporti familiari e capire se emergano nuovi dettagli. Intanto, a Campobasso, proseguono le testimonianze di amici e conoscenti. I legali sono presenti durante le fasi di acquisizione dei dati, e alle parti offese viene garantito un adeguato supporto legale.
Indagini aperte, nessun indagato ma nessuna pista esclusa
Il fascicolo per duplice omicidio premeditato è ancora senza indagati. Le forze dell’ordine stanno concentrando l’attenzione su familiari e amici più stretti. La casa di Pietracatella, dove si suppone sia stato somministrato il veleno, è sotto sequestro. Nei prossimi giorni si attendono i risultati definitivi delle autopsie fatte il 31 dicembre 2025 e la relazione finale del Centro antiveleni di Pavia, che dovrebbe chiarire quantità e modalità di somministrazione della ricina. Solo allora si valuteranno ulteriori interrogatori, compreso quello del padre, Gianni Di Vita, già indagato insieme a cinque medici per presunte responsabilità nell’assistenza. La scoperta della ricina potrebbe però modificare l’orientamento delle accuse. Intanto si indaga su come sia stata procurata la tossina, con l’ipotesi che arrivi dal dark web, visto che è quasi impossibile ottenerla legalmente. La complessità della vicenda richiede un’indagine lenta e attenta, per mettere insieme ogni pezzo di questo drammatico puzzle.






