Morte di Domenico al Monaldi: sotto la lente della procura di Napoli ci sono sette persone indagate per omicidio colposo, tra cui i due chirurghi principali dell’intervento: Guido Oppido e la sua assistente, Emma Bergonzoni. Oltre all’accusa più grave, è emerso anche il sospetto di una possibile falsificazione della cartella clinica: si pensa che alcune annotazioni, in particolare gli orari dell’espianto del cuore malato e dell’arrivo del nuovo organo, siano state modificate. La difesa nega tutto, sostenendo che i dati forniti sono corretti e supportati da filmati e fotografie già mostrati nei precedenti interrogatori. Intanto la Procura ha chiesto una misura interdittiva per i due cardiochirurghi, ma la richiesta è stata rigettata in prima battuta.
Morte di Domenico: accertamenti chiave sui cuori coinvolti
Prima degli interrogatori di maggio, il 28 aprile sono in programma esami importanti all’istituto di medicina legale del Policlinico di Bari. Un gruppo di periti, scelti dal gip Mariano Sorrentino, esaminerà sia il cuore malato tolto a Domenico sia quello del donatore da Bolzano, risultato irreparabilmente danneggiato. Questo dato ha aggiunto ulteriori dubbi sul perché l’intervento non sia riuscito. I periti lavoreranno con esperti del tribunale e consulenti della famiglia Caliendo, che parteciperanno anche in videoconferenza. Tra loro c’è il cardiochirurgo Gianni D. Angelini, figura di riferimento nel Regno Unito, insieme a specialisti in anatomia patologica e anestesia. L’obiettivo è capire meglio le dinamiche dell’intervento, soprattutto i tempi esatti dell’espianto e dell’arrivo dell’organo in sala operatoria.
La vicenda di Domenico ha scosso profondamente l’opinione pubblica e la comunità medica. Il lavoro congiunto di tanti esperti e le indagini serrate sono passi fondamentali per arrivare alla verità sulla morte del bambino e sulle eventuali responsabilità. A Napoli e Bari si lavora senza sosta per fare chiarezza su ogni dettaglio.






