Quarantuno morti, decine di feriti: il rogo al locale Constellation di Crans-Montana ha lasciato un segno indelebile. A Martigny, l’ambasciatore italiano a Berna, Gian Lorenzo Cornado, ha parlato chiaro con il presidente del Cantone Vallese, Mathias Reynard. Al centro del confronto, una questione spinosissima: chi pagherà le cure mediche dei giovani italiani ustionati e intossicati? L’Italia ha risposto con un netto “no” al rimborso. La Svizzera, invece, insiste per vedersi rimborsare quelle spese. Una partita complicata, che si gioca tra diplomazia e giustizia.
Crans-Montana: scontro tra Italia e Svizzera
Durante l’incontro, Cornado ha ribadito un concetto fondamentale: serve un trattamento equo. Ha sottolineato come sarebbe inaccettabile che la mutua svizzera o il Cantone Vallese pretendano che l’Italia copra le spese sanitarie. Soprattutto considerando che molti feriti sono vittime di una tragedia causata dall’irresponsabilità: i gestori del locale avevano bloccato le vie di fuga e le autorità, sia comunali che cantonali, non hanno esercitato i controlli doverosi.
L’ambasciatore ha chiarito con forza che lo Stato italiano non pagherà le cure prestate per qualche ora ai giovani coinvolti nell’incendio. Un segnale chiaro per evitare che siano i contribuenti italiani a sobbarcarsi i costi di un incidente nato da negligenze fuori dai confini nazionali.
Reynard propone un accordo bilaterale tra Italia e Svizzera
Dal canto suo, Reynard ha proposto di aprire una trattativa bilaterale tra Italia e Svizzera, coinvolgendo il Dipartimento federale dell’Interno svizzero, che gestisce le questioni sanitarie. L’idea è trovare un’intesa basata sulla reciprocità, visto che in passato le due amministrazioni sanitarie hanno già affrontato casi simili.
Come esempio, Reynard ha citato i due pazienti svizzeri rimasti ricoverati a lungo all’ospedale Niguarda di Milano, per i quali la Confederazione elvetica non ha dovuto pagare nulla. Un precedente utile per definire un accordo che tuteli gli interessi di entrambi i Paesi senza gravare troppo su uno solo.
La mutua svizzera chiede 100 mila franchi, l’Italia risponde “No”
Sempre oggi, è emersa la richiesta della mutua svizzera di ottenere dall’Italia il rimborso di circa 100 mila franchi per le spese sostenute dall’ospedale di Sion per il breve ricovero di tre ragazzi italiani coinvolti nell’incendio. Una mossa che ha scatenato nuove tensioni diplomatiche.
Il presidente del Cantone Vallese ha spiegato di non poter coprire quei costi con fondi propri, sottolineando come si tratti di una questione legale e strutturale per il Cantone.
L’Italia resta ferma sulla sua posizione: non riconosce questa richiesta e non intende pagare le cure prestate in Svizzera a seguito di una tragedia causata da mancanze e controlli insufficienti.
Le parole di Giorgia Meloni
Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni non ha lasciato spazio a dubbi. Su Facebook ha detto chiaramente: “Se questa ignobile richiesta arriverà, l’Italia la respingerà senza esitazioni”. Ha invitato le autorità svizzere a riflettere, sperando che la richiesta sia solo una voce infondata. La sua indignazione nasce dal fatto che si chiedano soldi per ricoveri durati a volte poche ore, in un’emergenza come quella di Capodanno a Crans-Montana. Per Meloni, questa è una risposta insensibile, che manca di umanità. La sua posizione è netta e rispecchia il sentimento di molti in Italia, con l’obiettivo di evitare un peso economico su famiglie e sistema sanitario.
Strage a Crans-Montana, l’avvocato Ventimiglia: “L’Italia non deve pagare per una tragedia evitabile”
Ad Aosta, l’avvocato Fabrizio Ventimiglia, che difende una delle famiglie coinvolte, parla senza mezzi termini: “È inaccettabile che lo Stato o i cittadini italiani debbano farsi carico di spese esose”. Ricorda che si tratta di cure legate a un evento drammatico, segnato da “gravi e ripetute violazioni delle norme di sicurezza” da parte delle autorità svizzere. Per lui, chiedere che i costi siano divisi tra sistemi sanitari è una forzatura senza basi legali o morali.
Ventimiglia sottolinea anche il principio di reciprocità, ricordando che l’Italia ha curato cittadini svizzeri, come quelli ricoverati per mesi all’ospedale Niguarda di Milano. Anzi, sostiene che anche l’Italia potrebbe chiedere un rimborso simile. Al centro del suo ragionamento c’è la responsabilità: chi deve garantire la sicurezza deve farsene carico in tutti i modi, anche economicamente, e non limitarsi a conti freddi. La Svizzera, invece, sembra non voler accettare questa responsabilità, ignorando la reale portata della tragedia.
Tajani e l’ambasciatore a Berna: “Nessun pagamento dall’Italia”
Dal ministero degli Esteri arriva una risposta altrettanto chiara. Antonio Tajani dice senza giri di parole: “Non ci sono motivi per pagare”. Per il ministro la colpa è solo di chi gestiva il locale e di chi non ha fatto i controlli necessari. Nessuna responsabilità, dunque, per l’Italia. Tajani ribadisce la linea ufficiale: non si metteranno soldi italiani per errori altrui.
Sulla stessa lunghezza d’onda l’ambasciatore a Berna, Gian Lorenzo Cornado. Dopo un incontro con il presidente del Cantone Vallese, Mathias Reynard, ha sottolineato il principio di reciprocità come base imprescindibile. L’Italia non pagherà le spese per trattamenti durati poche ore. Ha ricordato anche che l’Italia ha curato due cittadini svizzeri a Milano e che la protezione civile valdostana è intervenuta con elicotteri nei soccorsi iniziali.
Cornado ha riferito che Reynard ha proposto di cercare una soluzione bilaterale tramite il Dipartimento federale dell’Interno, responsabile della salute. Ma le autorità italiane restano ferme: non si pagherà.






