Il re Filippo ha respinto venerdì le dimissioni del primo ministro Bart De Wever in Belgio, chiedendogli di riprendere immediatamente i negoziati sul bilancio con la coalizione di governo. La decisione arriva dopo una settimana di consultazioni con i leader dei partiti.
Il premier aveva presentato le dimissioni lunedì, dopo il fallimento delle trattative. Il sovrano, che sovrintende alla formazione dei governi nazionali, aveva inizialmente scelto di “tenere in sospeso la propria decisione” sull’accettazione.
Dai colloqui con i responsabili della maggioranza è arrivato un impegno a proseguire il confronto. “Tutti hanno riaffermato la propria determinazione a raggiungere un accordo su un solido percorso di bilancio per i prossimi tre anni”, ha comunicato il Palazzo reale. I leader hanno concordato di agire responsabilmente e con spirito di compromesso.
Il bilancio da concordare entro dicembre
Il premier aveva assunto l’incarico con l’obiettivo di affrontare i problemi di bilancio di un Paese fortemente indebitato. Finora, però, non è riuscito a ottenere il sostegno degli altri componenti del suo governo a cinque partiti alle proposte presentate.
Alcuni commentatori hanno interpretato il tentativo di lasciare l’incarico come una manovra politica volta a forzare un accordo.
Il peso del debito e le proteste
Il Belgio è tra i Paesi più indebitati dell’Unione europea, composta da 27 Stati, insieme a Francia e Italia. Il debito era già in aumento da anni, ma la pandemia di COVID e la crisi energetica hanno aggravato la situazione.
La Commissione europea prevede che il debito belga salga quest’anno al 110% del prodotto interno lordo. Anche gli interessi che si accumulano su quel debito costituiscono una sfida rilevante, in un momento in cui il governo vuole aumentare la spesa per la difesa.
La crisi di governo si accompagna alla crescita delle proteste studentesche nel Paese e a frequenti scioperi, comprese diverse “giornate di azione nazionale” promosse dai sindacati.
